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Marijuana dall'Albania per rifornire il mercato del centro Italia. Banda sgominata: tentacoli ad Arezzo

 

Importavano droga in Italia con potenti gommoni. Salpavano dalle coste albanesi con carichi da mille chili di marjuana, hashish e cocaina e approdavano nelle calette pugliesi, di nascosto. Da lì, portavano lo stupefacente a Bologna, dove veniva stoccato. E poi marijuana - ma  anche cocaina - venivano immesse nei mercati di buona parte della penisola. Compresa Arezzo, la Toscana e l'Umbria. Un'organizzazione criminale composta da albanesi e italiani è stata sgomniata dalla Squadra Mobile Polizia di Stato di Bologna, che ha portato a termine proprio in queste ore l'operazione Outlet, coordianta dalla Dda della Procura bolognese.

Un'indagine lunga e complessa, che ha permesso agli inquirenti di raccogliere una serie di indizi a carico di una banda ben ramificata nel territorio. Tutto è partito con un grosso sequestro avvenuto nel dicembre 2016 nei pressi di un centro commerciale bolognese (da qui il nome dell'operazione, Outlet). Il personale della VI sezione di questa Squadra Mobile arrestò in flagranza di reato (detenzione di 3,5 kg di hashish, 250 gr di cocaina e 740 gr di marijuana) un cittadino marocchino il quale svelò di aver ricevuto lo stupefacente il giorno precedente da alcuni cittadini albanesi. Le attività successive permisero di scoprire un primo gruppo organizzato che importava e rivendeva marijuana e cocaina: i vertici dell'organizzazione vivevano nel territorio bolognese, e"l’intera programmazione, ogni accordo illecito e direttiva esecutiva venivano presi in questa provincia". Ma la loro attività era ramificata anche in altre regioni, "tra le quali  la Puglia (punto di approdo degli ingenti carichi di stupefacente provenienti dall’Albania), l’Umbria e la Toscana, ed era strutturata in termini tali da garantire un costante approvvigionamento dello stupefacente ed un celere smistamento delle partite di volta in volta importate e/o acquistate".
Lo stupefacente importato dall’estero, principalmente marijuana e hashish, veniva reperito dal gruppo direttamente in Albania e stoccato in attesa del trasferimento in Italia. Un modus operandi che ricalcava quello già adottato negli anni Novanta, con i gommoni per la traversata.  

"Il gruppo - ha spiegato la squadra mobile di Bologna -  vantava un canale di approvvigionamento privilegiato in Albania, dove poteva godere di numerosi appoggi. Grazie infatti alle notevoli disponibilità economiche, era possibile non soltanto portare a termine gli ingenti acquisti di droga, ma anche occuparsi di tutte le spese necessarie per i trasferimenti di quest’ultima. Gli ngenti quantitativi acquistati ogni volta permettevano di ottenere prezzi ridotti all’ingrosso, nell’ordine di qualche centinaio di euro al chilogrammo, così da garantire ancora maggiori guadagni dalla successiva vendita (un kg veniva acquistato a 800/1000 euro e rivenduto anche a 2.000/2.500 se la qualità era eccellente).

Per l’occultamento e la custodia dello stupefacente a Bologna il gruppo era solito servirsi di alcuni box auto, ovviamente non formalmente riconducibili ad alcuno dei componenti del gruppo. Successivamente alla scoperta di tali nascondigli e al conseguente importante sequestro di diversi kilogrammi di stupefacente (548 kg di marijuana, 214 kg di hashish e 275 gr di cocaina e 15 proiettili calibro 7,65), il gruppo iniziava a servirsi di ricoveri di fortuna ricavati tra la vegetazione in isolate zone di campagna (uno dei quali riscontrato con un sequestro di 50 kg di marijuana) e in una cascina di proprietà di uno degli italiani arrestati.
I clienti finali, sostanzialmente stabili, erano composti sia da connazionali, sia da centroafricani, che acquistavano quantitativi considerevoli di stupefacente, non associabili ad un uso esclusivamente personale.  Tra questi anche un albanese che viveva in provincia di Arezzo e che sul mercato aretino cercava di piazzare lo stupefacente. L'uomo, destinatario di una misura cautelare, era in contatto con l'organizzazione e con il "collega" che operava a Perugia.  L’estensione delle indagini infatti ha consentito di individuare un’altra cellula criminale, localizzata proprio tra Arezzo e Perugia.

Ma come arrivava la droga ad Arezzo? "Dopo aver effettuato un’ingente fornitura di marijuana in provincia di Bologna - spiegano gli inquirenti - veniva avviata un’attività di intercettazione ed effettuati diversi servizi che hanno permesso di riscontrare varie compravendite di cocaina e marijuana per quantitativi davvero considerevoli".

Oggi, in costanza di esecuzione dei provvedimenti precautelari (27 i destinatari), esecuzioni avvenute in tutta Italia con la collaborazione delle Squadre Mobili di Reggio Emilia, Ferrara, Arezzo, Brindisi, Cremona, Foggia, Perugia, Monza-Brianza e Siena, a dimostrazione di come il gruppo continuasse ad operare nel narcotraffico, a Bologna è stato tratto in arresto in flagranza di reato un indagato al quale sono state sequestrate marijuana (oltre 5 kg suddivisa in 12 barattoli), cocaina e ketamina, nonché sostanza da taglio del tipo manitolo. Inoltre a casa di uno degli albanesi del gruppo è stata sequestrata la somma in contanti di oltre 50mila euro debitamente occultata.

Nell'Aretino è stato arrestato un giovane albanese che si occupava di far arrivare nel territorio lo stupefacente e che operava nell'"asse" Arezzo-Perugia. 

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