Dall'edilizia ai rifiuti, fino ai servizi pubblici. Le mafie nell'Aretino e in Valdarno nell'indagine di Libera

Dopo un capitolo dedicato all'ndrangheta, c'è quello più corposo sulla camorra.

Le 'ndrine ramificate in Valdarno, le azioni di Procura, Dia, Magistratura e forze dell'ordine, dal 1993 in poi. E' una relazione dettagliata quella che l'associazione Libera ha prodotto focalizzandosi sul territorio della provincia di Arezzo e sul Valdarno. Cinquanta pagine suddivise tra n'drangheta e camorra che sono state inviate ai sindaci del Valdarno Aretino e Fiorentino, al sindaco di Arezzo, al presidente della Provincia di Arezzo, al presidente della Città Metropolitana di Firenze, al Prefetto e al Questore di Arezzo, ai comandanti della compagnia dei carabinieri di San Giovanni Valdarno e della compagnia della guardia di finanza di San Giovanni Valdarno.

Il lavoro di ricerca compiuto da Fulvio Turtulici ha ripercorso quasi 20 anni di inchieste nel territorio, partendo da reati  e delitti che possono essere considerati l'anticamera di possibili infiltrazioni mafiose.

La 'ndrangheta

Dall'arresto nel 1993 di un appartenente alla cosca di Cittanova di Reggio Calabria, alla confisca di beni immobiliari a Terranuova Bracciolini nel 2001 appartenuti a qualcuno legato alla 'ndrina Piromalli, attiva nel porto di Gioia Tauro, considerato dagli inquirenti il porto della cocaina per l'Europa. L'inchiesta porta anche al 2006, all'uccisine dei fratelli Ettore e Angelo Talarico, manovali dell'edilizia operanti da circa un anno in Valdarno,  gli spararano alla nuca e li sotterrarono nel bosco di San Giovanni. Poi l'operazione Paredra nel 2010 per usura e traffico di droga, con il coinvolgimento di indagati a Terranuova Bracciolini, le indagini Scacco Matteo e Rubamazzo. Nella prima azioni di estorsione e usura, tentativi di inserimento nell'economia locale attraverso gli appalti pubblici, la seconda su griffes della moda contraffatte i cui componenti della banda si incontravano nei locali aretini. Era il 2011. Ad Anghiari prima il sequestro di una società, poi del relativo albergo di lusso, anche se nel frattempo aveva cambiato nome. 

Nel 2012 un arresto a Cavriglia portarono a conoscenza del collegamento con la cosca dei Gallico di Palmi. 

Segnali evidenti si sono avuti anche nei servizi pubblici: Nell'ampliamento della discarico di Podere Rota viene interdetta la Italcostruzioni che la Prefettura blocca per mafia, nelle mense scolastiche di Cortona la Cardamone si è vista comminare l'interdittiva antimafia e così è deovuta uscire dall'appalto, dal raggruppamento temporaneo d'impresa. 

Cosa emerge dalla pubblicazione?

Dalla lettura della pubblicazione emerge una situazione dalla quale non esistono al momento prove di un radicamento nel territorio valdarnese delle organizzazioni mafiose, ma appare chiaro che le nuove mafie si muovono in regioni come la Toscana e in aree come il Valdarno, non per conquistare un territorio, ma per fare affari e al tempo stesso inquinare un’economia sana e legale. Reati come la corruzione, l’ estorsione, l’usura, il riciclaggio, lo spaccio di stupefacenti, possono portare o essere l’anticamera anche a fenomeni di infiltrazione. Nell’ultimo triennio la Toscana è al 4°posto in Italia, dopo le 3 principali regioni a presenza storica delle mafie (Campania, Calabria e Sicilia), per numero di soggetti denunciati o arrestati con l’aggravante per mafia (223 persone).

Sono significative, secondo i magistrati, le evidenze giudiziarie rispetto a soggetti che individualmente attraverso le proprie condotte illecite, hanno avuto quale finalità il favoreggiamento di organizzazioni criminali di stampo mafioso.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla corruzione in Toscana realizzato per conto della Regione dalla Scuola Superiore La Normale di Pisa, che analizza i principali indicatori-spia della probabile presenza di fenomeni di criminalità organizzata che mostrano un significativo aumento del rischio criminalità in Toscana. Questo è il caso per esempio delle denunce per estorsione e riciclaggio (il cui tasso è di gran lunga il più elevato in Italia, quasi quattro volte quello nazionale), e delle denunce per attentati.

La nostra è una ricerca semplice, essenziale, di chi vivendo in un determinato territorio e avendo a cuore temi come la legalità e la giustizia sociale, vuole aiutare il proprio contesto sociale, associativo, istituzionale, sindacale, economico e politico, a saper tenere gli occhi aperti su quanto accade, imparando a saper leggere, noi per primi, quelli che possono essere i movimenti criminali che possono sfociare in possibili fenomeni di infiltrazione mafiosa. Un atteggiamento che non vuole creare paure o inutili allarmismi, ma solo far prendere coscienza all’opinione pubblica, che occorre vigilare e stare attenti.

Ma questa pubblicazione è anche una forma di ringraziamento a chi come la Prefettura, tutte le Forze dell’Ordine e la Magistratura, ogni giorno in silenzio e con efficacia, si muove utilizzando tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione, per impedire che fenomeni di infiltrazione mafiosa accadano o possano diffondersi.

Leggi L'inchiesta completa di Libera sulle mafie in Valdarno e nell'Aretino.

Nel secondo capitolo il focus sulla camorra

"Se la'ndrangheta è oggi a livello mondiale l'organizzazione criminale più potente, in Toscana e dunque in Valdarno quella che ad oggi è più radicata è la camorra, molto probabilmente anche per la sua vicinanza geografica. Nel territorio aretino e valdanrese è stata probabilmente attratta da una serie di circostanze, dal benessere, dalla trannquillità e dalla convergenza di interessi tra i clan campani che controllavano il traffico illegale di rifiuti in Italia e un ambiente massonico-criminale."

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