“L’ha strozzata”, il verdetto dei giudici fiorentini su Gratien. Caso Guerrina, ora la Cassazione

Ecco le motivazioni della sentenza d’Appello. Gli avvocati del sacerdote congolese hanno ora 45 giorni per ricorrere in Cassazione, l’ultimo grado di giudizio.

Redazione Arezzo Notizie
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Invia per email  |  Stampa  |   13 marzo 2018 8:44  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo, Valtiberina

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Guerrina Piscaglia era una donna innamorata e fragile, padre Gratien Alabi ha voluto toglierla di mezzo in un accesso d’ira, pensando che la loro relazione non fosse più sostenibile. Così l’ha strangolata nel primissimo pomeriggio del 1° maggio 2014. E’ questo in sostanza il contenuto delle motivazioni dei giudici fiorentini della corte d’assise d’Appello che hanno condannato a 25 anni di reclusione il sacerdote di origine congolese, che all’epoca dei fatti era vice parroco di Ca’ Raffaello, nel comune di Badia Tedalda.

Adesso, per gli avvocati del religioso, Riziero Angeletti e Francesco Zacheo, non resta che la via della Cassazione. Ci sono 45 giorni di tempo per decidere, ma la scelta pare scontata. E’ l’ultima carta in mano a Gratien Alabi per provare a dimostrare quell’innocenza sempre sostenuta ma mai provata nei due gradi giudizio che lo hanno visto imputato, prima ad Arezzo poi a Firenze, per l’uccisione della 50enne casalinga di Ca’ Raffaello e per averne soppresso il cadavere.

Un cadavere che non è mai stato trovato: dal 1° maggio 2014 Guerrina è scomparsa. E nelle motivazioni della sentenza fiorentina i giudici danno la loro versione. Guerrina si sarebbe incontrata con Gratien in canonica dopo una telefonata alle 13,46 e i due avrebbero avuto un alterco, quindi il sacerdote si sarebbe scagliato con violenza sulla donna, mettendole le mani attorno alla gola e soffocandola (“…(Gratien) ha posto in essere una condotta di strozzamento omicidiario…”). Poi sarebbe riuscito in qualche modo a nascondere il corpo.

Il movente? Guerrina rappresentava per Gratien una figura scomoda. Da tempo i due erano amanti (Gratien “ha approfittato del suo carisma di uomo di Chiesa e delle condizioni di solitudine e sofferenza di lei”). Lei avrebbe voluto di più da quella relazione. Diceva di essere incinta o che avrebbe voluto esserlo. E minacciava di rivelare i dettagli del loro rapporto. Una situazione di grande imbarazzo per Gratien. Che quel giorno, spiegano i giudici, accecato dal risentimento, l’ha strangolata.

Ieri le motivazioni della sentenza, che escludono le attenuanti generiche per “il pessimo comportamento tenuto dall’imputato durante il processo”. L’ultimo capitolo giudiziario della vicenda lo scriverà ora la Cassazione.

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