Ispettori del lavoro a giudizio: via al processo. "Sei mesi di intercettazioni: queste le prove acquisite"

Questa mattina, di fronte al collegio presieduto dal giudice Giulia Soldini (con a latere i giudici Lara e Grignani), si è aperto il dibattimento, si sono costituite le parti civili e sono stati ammessi i mezzi di prova delle parti

La pm Julia Maggiore

Sono accusati di tentata concussione e falso ideologico e sono finiti a giudizio. E' iniziato oggi il processo che vede impiutati due ispettori del lavoro. 

Questa mattina, di fronte al collegio presieduto dal giudice Giulia Soldini (con a latere i giudici Lara e Grignani), si è aperto il dibattimento, si sono costituite le parti civili e sono stati ammessi i mezzi di prova delle parti. Poi il rinvio alla prossima udienza nel gennaio del 2020.

Così sono stati rinviati a giudizio i due ispettori del lavoro

Una importante parte delle indagini è rappresentata dalle intercettazioni telefoniche: per circa sei mesi i due ispettori del lavoro sono stati ascoltati dai Carabinieri che hanno utilizzato questo mezzo per carpire gli aspetti meno noti dell'intera vicenda.

L'inchiesta, coordinata dal pm Julia Maggiore, ha preso le mosse quando un meccanico, assistito dall'avvocato Emiliano Bartolozzi, ha deciso di non accettare quello che riteneva un ricatto e ha informato le autorità. A sporgere denuncia formale fu lo stesso Ispettorato del Lavoro.

La vicenda

I fatti risalgono al  2016. I due imputati devono rispondere di accuse pesanti: uno è accusato di falso ideologico, l'altro di tentata concussione. Stando a quanto sostenuto dall'accusa, quest'ultimo avrebbe chiesto favori personali in cambio di un occhio di riguardo durante le ispezioni all'interno degli esercizi commerciali e dei luoghi di lavoro. Pezzi di ricambio, lavori sulla propria auto al meccanico, pranzi o cene al ristoratore: sarebbe stata questa la "merce di scambio". 

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Commenti (1)

  • garantismo fino all'ultimo ma commenti inutili solo rimane di evidenziare l'ennesimo caso di di incivile comportamento di pubblici ufficiali per cui un altra spinta verso la sfiducia verso chi amministra la cosa pubblica.

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