"Jet privato, barca e cavalli: spese per 5 milioni di euro distolti dalle società". I retroscena delle indagini sul gruppo Moretti

"Società utilizzate come bancomat per far fronte alle spese di uno stile di vita elevatissimo".

Un jet privato, uno yacht di 26 metri, un maneggio con 40 cavalli. E ancora ville e immobili. Il tenore di vita di Antonio e Andrea Moretti secondo le Fiamme Gialle e la Procura di Arezzo che ieri hanno arrestato padre, figlio e due persone che rivestivano ruoli chiave all'interno dello "schema" al centro delle indagini, era elevatissimo. 

I retroscena della complessa operazione "Paradiso", che per la prima volta ha visto operare con indagini condotte contestualmente e  in modo coordinato, Procura e Finanza, emergono di ora in ora. 

Negli ultimi quattro anni, secondo gli inquirenti, le persone ai domiciliari e in particolare padre e figlio, avrebbero sostenuto spese per circa cinque milioni di euro "a fronte dell’omessa dichiarazione di redditi in Italia". I due infatti hanno la residenza all'estero: in Svizzera e in Inghilterra.  E così a fronte di spese enormi e di società "utilizzate - ha spiegato il tenente colonnello Peppino Abbruzzese - come veri e propri bancomat dai quali prelevare anche per le spese correnti, come un cambio di gomme o le spese scolastiche per i figli, si sono trovate documenti anostro avviso manomessi. In un caso ad esempio, uno degli arrestati, che aveva residenza all'estero, in dichiarazione dei redditi risultava a credito di duemila euro di Iva. Ma le indagini ci portano a credere che siano stati evasi milioni".

IL VIDEO L'intervista 

Quanti milioni? Complessivamente la base imponibile recuperata sarebbe di 8 milioni per 2 milioni d'Iva evasa. Oltre a questa ci  sarebbe stato un milione e mezzo di omessi versamenti Iva  e ritenute dei dipendenti. 

Da parte di alcuni degli arrestati (sono quattro in tutto, oltre ai Moretti c'è anche Marcello Innocenti, ragioniere ritenuto la mente dell'organizzazione, e Paolo Farsetti responsabile della linea di abbigliamento Pull Love) ci sarebbe stato inoltre il tentativo di instaurare un contatto con la Guardia di Finanza: non avrebbero avvicinato il personale che svolgeva le verifiche, ma avrebbero cercato di instaurare un dialogo con i superiori. Contatto mai andato in porto: "Addirittura, non sapendo di essere stati intercettati dalla Procura - ha spiegato il procuratore Rossi - i protagonisti della vicenda sono stati ascoltati mentre lanciavano improperi contro i finanzieri con i quali non erano riusciti ad avvicinarsi". 

I finanzieri infine si sono trovati di fronte ad una serie di documenti che sarebbero stati manomessi: 

"Il tentativo di inquinamento probatorio - spiegano le Fiamme Gialle in una nota - è altresì emerso nella sistematica propensione, da parte degli indagati, ad alterare le scritture amministrativo contabili, anche mediante il loro occultamento, la loro distruzione o la formazione ad hoc di documenti. Ci si è trovati di fronte ad un quadro sintomatico di inquinamento delle prove, rispetto a condotte che il GIP ha considerato “gravi, reiterate e stratificate”, poste in essere da soggetti connotati da “elevata spregiudicatezza, elevata professionalità nel crimine e forte antisocialità".

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