Schianto in moto, il campione sommelier è salvo: "15 minuti e sarei morto dissanguato. Grazie soccorritori"

Il racconto di Maurizio Dante Filippi, miglior degustatore d'Italia Ais 2016, due mesi dopo il tremendo schianto di Ponte a Poppi: "Mi hanno asportato la milza, ma sono vivo. Grazie a una serie di coincidenze e alla prontezza di chi mi ha soccorso"

"Non ho che vaghi ricordi di quel che è accaduto. Ho perso conoscenza più volte. Ho dei flash, con le facce delle persone che mi hanno soccorso. Le vorrei ringraziare tutte, una ad una. Mi hanno salvato la vita. Se fossi arrivato in ritardo di quindici minuti in sala operatoria, sarei morto".

Maurizio Dante Filippi ha 56 anni, è nato a Novara ed è ternano d'adozione. Sommelier professionista, è il titolare della Sala della Comitissa, ristorante di alto livello con sede a Civita Castellana (Viterbo), prima si trovava a Baschi (Terni). Nel suo mestiere, Maurizio, è talmente bravo da essersi laureato miglior sommelier d'Italia Ais nel 2016. Fuori dal lavoro, è un grande appassionato di moto, ne ha ben quattro. Dal 2010 ha rinunciato all'automobile e si sposta soltanto in sella. Una scelta di vita. "Anche rischiosa, lo so. Ed è per questo che viaggio sempre con le protezioni in kevlar. Sono caduto molte volte e percorrendo 60mila chilometri l'anno, devo mettere in conto le cadute. Ma mai prima d'ora mi era capitato un incidente del genere".

Lo schianto e i primi soccorsi

Maurizio stava andando a Firenze, passando dal Casentino. "Finché può - racconta - un centauro evita sempre l'autostrada". Era atteso nel capoluogo alla fiera Didacta, avrebbe dovuto tenere una lezione di psicologia dell'accoglienza improntata sulla Sommelliere, in particolare sulla comprensione delle aspettative del cliente. Passata Arezzo, il suo viaggio si interrompe bruscamente in Casentino. "Ho schivato il muso del furgone, ma mi sono ritrovato a sbattere contro la parte posteriore del mezzo. Poi il buio". Il sommelier-centauro era in sella alla sua Ktm 1190 Adventure quando, l'11 ottobre scorso, ha impattato violentemente contro un furgone a Ponte a Poppi, lungo via Aretina. "Proprio davanti alla sede della polizia Stradale. Nella sfortuna, un grande colpo di fortuna. La prima tessera del puzzle, che ha permesso di salvarmi la vita". Gli agenti sono arrivati subito e hanno fermato una donna di passaggio, riconoscendo un medico della zona. "Mi sono ripreso con la testa poggiata sulle gambe di questa donna bionda, dai capelli voluminosi, una dottoressa. D'istinto sono anche riuscito a togliermi il casco. Mi ricordo della ragazza che guidava il furgone, scesa dal mezzo, dicendo che non mi aveva visto. Poi ho perso i sensi. Di nuovo", racconta Maurizio.

L'arrivo di Pegaso e il campo di erba medica

"L'altra grande fortuna - continua il sommelier - è stata quella di avere proprio lì vicino al luogo dell'incidente un grande campo di erba medica. Un terreno in cui l'elisoccorso Pegaso è potuto atterrare con facilità, accelerando i soccorsi. Mi ricordo infatti che la dottoressa del 118, arrivata dopo il medico in borghese, ha riconosciuto subito le gravissime condizioni in cui versavo. Mi sono ritrovato in ambulanza, con la dottoressa che diceva di allertare Pegaso, perché avevo un'emorragia interna. Mi ricordo il trasbordo in elicottero, in maniera confusa. Avevo una costola rotta e la milza spappolata". Buio di nuovo, fino all'arrivo in sala operatoria, all'ospedale fiorentino di Careggi.

Quindici minuti vitali

"Ero lì in un'ora e mezzo, con l'addome aperto. Il chirurgo, Alessandro Borri, è stato il mio grande salvatore, anche se non l'unico di quella giornata. Mi ha detto che sarebbero bastati 15 minuti di ritardo e sarei morto dissanguato. Mi ha operato a lungo, poi ho fatto due giorni di Terapia intensiva, sempre in stato di semi-incoscienza. Ero in crisi circolatoria, perché non avevo più sangue. Passata la fase critica, sono stato trasferito in Chirurgia d'urgenza. In tutto ho fatto 10 giorni di ospedale, durante i quali ho gradualmente ripreso la lucidità, mettendo a fuoco - pian piano - quel che era successo". La riabilitazione, il ritorno a una vita normale. Un grazie di cuore alle circostanze che gli hanno permesso, oggi, di raccontare questo episodio. E un grazie enorme ai suoi angeli, i soccorritori che l'hanno fatto arrivare in tempo in ospedale e il chirurgo che l'ha operato. "E adesso non vedo l'ora di riprendere la mia Ktm. Una moto scomoda, burbera, ma che sa dare tanto se presa per il giusto verso. Rispecchia il mio carattere. E ormai siamo uniti indissolubilmente".

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