Il caso di appartamenti e box sequestrati alla Mafia in provincia di Arezzo che restano sfitti

In teoria sarebbero stati restituiti alla comunità, ma il sindaco di Marciano della Chiana ha interrogato la Regione perché non riesce ad avere le chiavi della maggior parte dei box e degli immobili

Gestire beni sequestrati alla criminalità organizzata non sempre è semplice. E con il passare del tempo le situazioni a volte si complicano. Come accade anche nel territorio aretino. Tutte le criticità della Toscana sono emerse nei giorni scorsi, nel corso di un convegno dedicato al tema. Tra i tanti casi che sono emersi c'è anche quello di Marciano della Chiana.

Il caso dei 19 appartamenti restituiti a Marciano della Chiana

La situazione a Marciano della Chiana

La sindaca di Marciano della Chiana, Maria De Palma, ha lamentato le procedure lunghe a completarsi, anche dopo la destinazione. "Su diciannove appartamenti e ventitré box assegnati da maggio 2018, ho solo le chiavi di tre - dice - e sugli altri beni non riesco ad avere informazioni". I diciannove appartamenti strappati alla malavita (oltre ai 23 box) sono quelli che compongono un condominio di Marciano e che fanno parte di un gruppo di lotti sparsi in varie aree della Toscana, oggetto di una conferenza dei servizi della Regione

Proprietà vandalizzate o con abusivi

"Molte proprietà arrivano all'agenzia nazionale che da un anno dirigo oramai in stato avanzato di ammaloramento, a volte vandalizzate dagli stessi a cui sono state sottratte affinché non possano essere riutilizzate. Altre volte presentano forme di abusivismo, da sanare per poterle continuare ad utilizzare". Ha detto il prefetto Bruno Frattasi, direttore dell'agenzia Anbsc, intervenendo al convegno della Regione Toscana a Firenze.

Il fabbricato degradato

Anche i sindaci e gli amministratori - come riporta l'Adnkronos - raccontano storie simili. "A Forte dei Marmi - dice l'assessore ai lavori pubblici del Comune - abbiamo un fabbricato per metà all'interno di una fascia di rispetto e in stato di degrado. L'unica destinazione che ci sembra possibile è quella di usarlo come archivio: possiamo farlo?". Da Montopoli Valdarno arriva una storia positiva: "Nell'appartamento confiscato - spiega la vicesindaca - c'è ora un centro antiviolenza". "Ma è importante - sottolinea - seguire anche il post assegnazione per controllare che venga rispettato l'uso del bene per la finalità per la quale è stato assegnato".

La burocrazia che intoppa le procedure

Ci sono anche confische revocate. E' il caso di Viareggio, dove la confisca di un bene è stata confermata e di un altro invece no. "Abbiamo percorso tutte le tappe - raccontano -: promosso un processo partecipativo e usato i fondi del bando Regione per terminare la ristrutturazione. Poi con il secondo grado di giudizio è arrivata la sorpresa. Siamo un caso scuola".

Gli altri casi

La vicesindaca di San Vincenzo pone al direttore dell'agenzia alcune domande. "Abbiamo - racconta - tre appartamenti e un box auto: uno occupato da chi ha denunciato e si è costituito parte civile nel processo penale. Dobbiamo chiedere l'assegnazione togliendolo al soggetto che si è esposto positivamente in prima persona?"

Interrogativi arrivano anche da Castagneto Carducci, dove quattordici sono i beni confiscati definitivamente. "Ci sono aziende che operano sempre pur essendo nell'ambito di beni confiscati - dice la sindaca - Come ci comportiamo?". "Da noi ci sono beni sequestrati non ancora confiscati - chiede invece un'assessora di Vecchiano - In questa fase qual è il nostro interlocutore?". Altre difficoltà riguardano a volte l'individuazione stessa dei beni. E' il caso, sul Monte Argentario, di due terreni, uno particolarmente scosceso. C'è anche l'incognita, pone l'attenzione il portavoce di Libera in Toscana Andrea Bigalli, sui lasciti bancari e del perché il fondo nazionale non possa finanziare anche immobili situati nel centro-nord Italia.

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