Fort Knox, a processo gli ultimi imputati: "Così da un controllo in A1 scaturì l'intera inchiesta"

Ieri alla Vela, di fronte al giudice Giulia Soldini, è iniziato il procedimento a carico di 7 imprenditori. Sentiti i primi testi della Procura

Tutto iniziò con un sequestro di oro, avvenuto quasi per caso. Ad eseguirlo fu la Polizia Stradale nell'agosto del 2012: gli agenti però capirono ben presto che dietro a quel metallo nascosto in una vettura poteva esserci qualcosa di più grosso e chiesero subito l'intervento della Guardia di Finanza. Era uno dei movimenti che entrarono  nella maxi inchiesta che poi prese in nome di Fort Knox, su un intenso traffico (forse più grande mai scoperto ad Arezzo) di oro con la Svizzera. 

Quel 7 agosto del 2012, i poliziotti fermarono una vettura con a bordo un uomo e una donna. Nell'auto notarono uno strano telecomando. L'uomo, partenopeo, spiegò che serviva per aprire un cancello. Ma gli agenti non furono affatto persuasi dalla risposta avuta e rimasero perplessi nel notare nell'auto alcuni pulsanti. Così la vettura fu portata in un'officina. "Dopo circa un'ora - ha detto in aula l'agente incalzato dalle domande del pm Marco Dioni - abbiamo sentito il clac". Fu trovato un sportellino con dentro nascosto oro in lingotti e lamine per un peso di oltre 14 chilogrammi. 

L'inizio del processo ordinario

Fu una delle operazioni che mostrarono parte della la punta dell'iceberg di quella che divenne l'inchiesta Fort Knox. Ieri presso il tribunale di Arezzo ha preso il via il procedimento ordinario nei confronti di sette dei numerosissimi imputati. Gli ultimi di fatto ad andare a processo, perché per la maggior parte degli imprenditori orafi conivolti nella vicenda la sentenza arrivò il 9 novembre del 2017, quando il giudice per le udienze preliminari Cecchi lesse - dopo un'udienza di molte ore e una lunga camera di consiglio - il dispositivo.

Gli imputati erano 66. In 4 optarono per la messa in prova, 34 patteggiarono pene che andavano dai sei mesi ai 2 anni, con la condizionale,  16 furono i riti abbreviati e 7 gli imputati rinviati a giudizio.

Fort Knox, confisca record e condanne: così il dispositivo letto dal gip

In aula ieri il luogotenente della Finanza Luigi Calvanelli  ha riportato con la sua testimonianza alle radici dell'intera vicenda. Raccontando come uno degli imprenditori partenopei, poi risultati elemento di spicco della vicenda, preso dal panico avesse fatto un passo falso durante il controllo della Polstrada in A1.  L'uomo - stando a quanto ricostruito in aula dal militare - stava tornand da una "consegna" di metallo prezioso portando con sé con il corrispettivo in denaro, ma di fronte al controllo avrebbe offerto ai poliziotti i soldi  (circa un milione di euro) pur di essere lasciato andare. Un gesto trppo eclatante che oltre all'accusa di corruzione per l'uomo, fece scaturire le indagini. 

Il procedimento, che non vede aretini imputati, andrà avanti con un fitto calendario di udienze. La prossima è fissata per fine novembre, quando saranno ascoltati altri testi della difesa e durante la quale si potrebbe svolgere il controinterrogatorio. 

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