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Cliente, amante e ricattato. Ferrini non ne voleva più sapere di Maria, sei ore di appostamento poi il raptus

Tanti i particolari che in modo certosino sono stati ricostruiti e poi confermati dallo stesso aggressore

 

Dal banco agroalimentare al carcere di San Benedetto. Federico Ferrini ha appena trascorso la sua seconda notte in cella con l'accusa di omicidio volontario per la morte violenta di Maria De Sousa, la prostituta brasiliana di 60 anni trovata morta sulla sponda del proprio letto nel monolocale di via Della Robbia nella zona di Santa Maria delle Grazie, lunedì 26 agosto.

Ferrini, casentinese di Pratovecchio, ha 37anni e vive in famiglia. Molto conosciuto in tutta la provincia di Arezzo partecipava come ambulante a quasi tutte le fiere e i mercati della zona, a partire da quello di Piazza Zucchi, tutte le settimane. Sono rimasti increduli coloro che lo hanno conosciuto in questa veste di venditore ambulante, simpatico, tranquillo. Nel suo profilo Facebook stride la sua foto incorniciata con il messaggio di Actionaid per la giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

La storia di Federico e Maria

Ormai da qualche anno Federico aveva cominciato a frequentare quella abitazione, prima come cliente di Maria, poi come amante, conoscendo anche lo stesso marito della signora. Poi dal 2017 si erano lasciati, soprattutto per volere di lui, che nel frattempo aveva trovato un'altra compagna. Ma Maria era rimasta ossessionata, lo continuava a cercare insistentemente. Lo raccontano le lunghe chat tra i due.

La donna era arrivata più volte anche a ricattarlo, al telefono e di persona. Lei aveva una condizione particolare, in compagnia di alcuni clienti faceva uso di cocaina, poi aveva bisogno di soldi, sia per la figlia ancora in Brasile, sia perché manteneva anche il marito, più anziano di lei. Le aveva chiesto anche fino a 200mila euro, e se non avesse pagato lei avrebbe raccontato pubblicamente che frequentava prostitute.

Il giorno dell'interrogatorio di Federico Ferrini

Quando la polizia si è presentata a casa venerdì mattina e lo ha accompagnato in questura, Ferrini ha risposto alle domande fornendo le sue spiegazioni, arrivando a confermare tutto il quadro accusatorio ricostruito dalla Squadra Mobile diretta da Francesco Morselli.

Coì ha raccontato numerosi particolari. La spranga di ferro, individuata come arma del  delitto, l'aveva portata con se, solo per aprire la porta di casa se Maria non lo avesse voluto far entrare, poi invece l'ha usata con violenza, al termine di una lite, sulla testa della donna ferendola mortalmente. Poi le ha legato il nastro al collo e quando è andato via, ha raccontato agli agenti, di aver capito di averla uccisa. La spranga, ha detto, di averla gettata via in un cassonetto mentre tornava a casa.

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La sera del delitto, le ultime ore di Maria, i movimenti di Ferrini

Federico Ferrini aveva sentito poche ore prima al telefono Maria, poi intorno alle 21,30 aveva iniziato l'appostamento fuori dalla sua abitazione, aspettando che l'ultimo cliente se ne andasse. Maria nel frattempo era stata a cena fuori e sempre con la stessa persona era stata in casa fino a notte fonda, fino a che alle 3,30 se ne è andato. Così Maria gli ha aperto la porta e l'ha accolto in casa. Dopo un po' è scoppiata una lite sempre più furibonda, lei ha tirato degli oggetti a Ferrini, lui l'ha colpita con la spranga alla testa, le ha legato il collo ed in preda alla rabbia ha poi rovesciato tutto quello che ha trovato nell'armadio. La donna è stat ritrovata semi nuda perché avrebbe voluto un rapporto sessuale con il Ferrini, ma lui  si era rifiutato. Nella casa, Ferrini e gli altri testimoni raccontano di un via vai di persone, mentre non è presente nella scena del delitto il marito della donna che di lì a poco sarebbe partito per il mare in autobus senza sospettare nulla.

Dare un nome all'assassino

Il delitto compiuto da Ferrini nei confronti di Maria si colloca intorno alle 4,20 del lunedì 26 agosto, comunque prima delle cinque di mattina. Tutti i riscrontri concordano con quanto identificato dall'anatomopatologo. L'identificazione del nome è stata complessa perché è stato necessario incrociare alcune telecamere con diverse angolazioni, dove gli agenti hanno visto la figura di un uomo che si apposta, che vi avvicina, è colui che fa l'ultima telefonata con la vittima, ma per trovare il nome sono state necessarie intuizioni importanti degli agenti della squadra mobile. Un passaggio fondamentale è stato quello di aver idnividuato la macchina che guidava l'aggressore e di aver avuto la fortuna  che fosse un'auto particolare, con poco mercato e facilmente riconoscibile. Una Renault Scenic Megane a trazione integrale, modello monovolume, con la ruota di scorta sul retro ben visibile. Così incrociando tutto è venuto fuori il nome di Federico Ferrini. Tutto questo nonostante in quella scena fossero passate alcune decine di persone, altre prostitute, altri clienti e nonostante il sottobosco della prostituzione sia anche difficle da approfondire.

Dichiarazioni spontanee e silenzio di fronte al Pm

Inizialmente Federico Ferrini è stato sentito come persona informata sui fatti, perché fino a ieri mattina lui era un testimone, poi gli agenti gli hanno chiesto spiegazioni dei suoi spostamenti, degli orari, della presenza nella casa di Maria quella notte, così che ha iniziato a vacillare facendo le prime ammissioni, e poi confermando con dichiarazioni spontanee agli agenti la dinamica ricostruita dalla squadra mobile.In questura è poi arrivato il pubblico ministero, la dottoressa Chiara Pistolesi, di fronte alla quale Ferrini si è avvalso della facoltà di non rispondere, assistito dall'avvocato casentinese Gionata Giannini.

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