Delitto del fiume, due mesi fa la morte di Katia: le indagini. Dal dna della Valtiberina alle frequentazioni trasversali

Sessanta giorni sono trascorsi dalla scomparsa della 39enne che viveva nel quartiere Riello. La sensazione è quella che gli inquirenti siano vicini alla chiusura del caso: molte le piste seguite in questi due mesi. Non solo la cerchia degli ultra 50enni. Intanto la famiglia aspetta che venga fatta giustizia.

Nadia Frulli
Nadia Frulli
Invia per email  |  Stampa  |   12 settembre 2016 5:32  |  Pubblicato in Cronaca, Valtiberina


L’identità dell’uomo che ha barbaramente ucciso Katia Dell’Omarino, la 39enne biturgense ritrovata senza vita in una stradina lungo il fiume Afra lo scorso luglio,  presto non sarà più un mistero. Oggi, giorno in cui ricorrono due mesi dall’uccisione della donna, si apre una settimana decisiva, durante la quale si potrebbe arrivare all’arresto del colpevole. Sessanta giorni dalla morte coincidono all’incirca anche con il periodo entro il quale i periti che hanno eseguito l’esame autoptico e i riscontri sul profilo genetico lasciato dall’assassino, dovranno consegnare le loro relazioni. Nessuna proroga sarebbe stata chiesta. E forse gli inquirenti aspettano solo questi dati per procedere ad un fermo. Forse. Perché il riserbo è stato, ed è,  strettissimo.

La cerchia degli ultra 50enni del biturgense, pur essendo stata ribadita dai carabinieri come unica pista, in questi due mesi non è stata la sola. La forza e la violenza con la quale Katia è stata picchiata a mani nude, prima di ricevere i colpi in testa, è stata tale da far pensare anche ad un uomo più giovane. Gli stessi inquirenti lo avevano paventato di fronte ai primi risultati dell’autopsia, che lasciavano aperta la possibilità di una morte addirittura precedente ai colpi inferti in testa. Ma siamo solo nel campo delle ipotesi. Le certezze trapelate, in realtà, sono pochissime.

Intanto, a due mesi di distanza, la famiglia piange quella figlia e sorella dalla vita sopra le righe. Che amava ballare e che nelle piazze e nelle discoteche della Valtiberina era conosciutissima. “La madre e il fratello – spiega l’avvocato Anna Boncompagni – attendono di conoscere la verità. Forse sapere che il colpevole è stato preso non placherà il loro dolore, ma potrebbe aiutarli a voltare pagina e a guardare di nuovo avanti”.

 

 

 

 

 Nadia Frulli 
Nadia FrulliUna laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.
Altre dall'autore »
blog comments powered by Disqus