Crac Banca Etruria, alla sbarra cinque funzionari: accusati di truffa per aver istigato i dipendenti a vendere i prodotti subordinati

Stando a quanto sostenuto dall’accusa, tre di questi funzionari convocavano e partecipavano a riunioni con i direttori delle filiali: proprio durante tali incontri venivano impartite le direttive di vendere ai clienti maggiormente fidelizzati le obbligazioni subordinate emesse dalla Bpel dal giugno all’ottobre 2013. Ovvero prodotti ad alto rischio, venduti prescindendo dal corretto profilo dei clienti.

Nadia Frulli
Nadia Frulli
Invia per email  |  Stampa  |   7 dicembre 2017 4:00  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo


Sono accusati di aver istigato i dipendenti di Banca Etruria a vendere i prodotti subordinati – quelli poi azzerati – ai risparmiatori, promettendo vantaggi e promozioni, e creando un vero e proprio metodo da replicare di filiale in filiale. Inizia quest’oggi il processo a carico di cinque dirigenti dell’istituto di credito aretino accusati di truffa. Sarebbero stati loro il braccio operativo di quella oscura regia che la procura di Arezzo sostiene esistesse all’interno della banca.

Ma quale sarebbe stato il meccanismo della truffa? Stando a quanto sostenuto dall’accusa, tre di questi funzionari convocavano e partecipavano a riunioni con i direttori delle filiali: proprio durante tali incontri venivano impartite le direttive di vendere ai clienti maggiormente fidelizzati le obbligazioni subordinate emesse dalla Bpel dal giugno all’ottobre 2013. Ovvero prodotti ad alto rischio, venduti prescindendo dal corretto profilo dei clienti. Un sistema che sarebbe stato ben strutturato, tanto che ciascuna unità territoriale – sostiene la procura- aveva un budget da raggiungere e ogni direttore di filiale e dipendente sarebbe addirittura stato valutato sulla base della quantità di titoli venduti. Non solo, c’era anche un rovescio della medaglia: minacce di emarginazione professionale o trasferimenti erano riservati a quei dipendenti che sollevavano critiche o appunti sulla scorrettezza dell’operazione. Una situazione di alta, altissima tensione dimostrata, sempre secondo l’accusa, dal ritrovamento di un file condiviso online nella rete interna della banca, con la “graduatoria” aggiornatadei singoli dipendenti. Una sorta di classifica con i “piazzamenti” affiancati anche da commenti che andavano dall’apprezzamento per coloro che avevano venduto di più al biasimo per chi invece aveva portato a casa meno risultati.

Direttive, quelle impartite dai tre funzionari, che sarebbero state trasmesse dagli altri due imputati nella rete territoriale. Questi ultimi inoltre avevano anche il compito di vigilare sull’attuazione di tale direttive e riferire ai superiori l’andamento delle vendite.

La vicenda è complessa ed è emersa attraverso gli esposti di numerosi clienti. Almeno 25 sono infatti i risparmiatori parte lesa che potrebbero costituirsi parte civile.

Il processo, che si svolge di fronte al giudice monocratico, sarà infatti incardinato stamani: sarà questo il momento di presentare le richieste di costituzione di parte civile e di sollevare eventuali eccezioni.

Prende il via dunque un ulteriore procedimento per l’ennesimo filone d’inchiesta sul crac di Banca Etruria. Procedimento nel quale, molto probabilmente, sarà sviscerato il modus operandi con il quale l’istituto di credito ha venduto le tantissime obbligazioni subordinate. Quelle acquistate dai risparmiatori poi azzerati in seguito al decreto salvabanche.

 Nadia Frulli 
Nadia FrulliUna laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.
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