Chiesti 400 milioni agli ex Cda di Banca Etruria, l’eventuale risarcimento agli azzerati

Trentasette tra ex presidenti, vice, consiglieri e sindaci revisori dei conti dell’ormai scomparsa Banca Etruria sono stati citati in giudizio dal liquidatore Giuseppe Santoni dal tribunale civile di Roma per circa 400 milioni di euro. Tra le possibilità aperte dall’azione di Santoni, c’è quella del ristoro ai creditori: ovvero, che il ricavato eventuale venga destinato a risarcire gli obbligazionisti subordinati azzerati dopo il 22 novembre 2015

Mattia Cialini
Mattia Cialini
Invia per email  |  Stampa  |   11 ottobre 2017 8:54  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo

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Trentasette tra ex presidenti, vice, consiglieri e sindaci revisori dei conti dell’ormai scomparsa Banca Etruria sono stati citati in giudizio dal liquidatore Giuseppe Santoni dal tribunale civile di Roma per circa 400 milioni di euro.

Le richieste di risarcimento arrivano in media a oltre 10 milioni di euro a testa (10,8 per l’esattezza) e coinvolgono i componenti degli ultimi tre consigli della banca (dal 2010), quelli guidati da Giuseppe Fornasari e da Lorenzo Rosi. Non manca Pier Luigi Boschi, il padre dell’ex ministro ora sottosegretario Maria Elena.

La causa arriva dopo la lettera del marzo 2016, nella quale Santoni aveva ritenuto di aver individuato nei 37 ex amministratori i responsabili del grave dissesto di Etruria. Santoni, nella circostanza, aveva chiesto ai 37 di versare oltre 8 milioni a testa “in via bonaria”, 300 milioni in tutto. Nell’elenco figuravano anche gli eredi di coloro che erano deceduti. Somme consistenti da liquidare anche con immobili, auto e titoli. Evidentemente, non c’è stato ristoro e Santoni ha deciso di battere la via del giudizio in sede civile.

I motivi addotti dal liquidatore per la richiesta di risarcimento sono tre: gli incarichi a manager interni e consulenze inutili dispendiose; i finanziamenti concessi senza necessarie garanzie e “in conflitto di interessi”; l’ostacolo alla vigilanza della Banca d’Italia e l’aver ignorato le direttive di via Nazionale che raccomandava la fusione con un partner affidabile.

Tra le possibilità aperte dall’azione di Santoni, c’è quella del ristoro ai creditori: ovvero, che il ricavato eventuale venga destinato a risarcire gli obbligazionisti subordinati azzerati dopo il 22 novembre 2015.

@MattiaCialini

 Mattia Cialini 
Mattia CialiniNato nel 1983, lacustre trapiantato in Toscana. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Laureato in comunicazione di massa all'Università di Siena. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002. Sommelier Ais
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