Morì in vacanza giù dal balcone, Vanneschi e Albertoni condannati a 6 anni. Il padre: "Giustizia fatta"

Tre anni per morte in conseguenza di altro reato e tre per la tentata violenza sessuale di gruppo.

Oltre otto ore di camera di consiglio per una sentenza di primo grado destinata a far parlare e a lasciare un segno nell'opinione pubblica. Sono stati condannati a 6 anni di reclusione i due giovani aretini, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, accusati della morte di Martina Rossi. Tre anni per il reato di morte in conseguenza di altro reato e tre per tentata violenza sessuale di gruppo. 

Alle  17,50 la lettura del dispositivo. La presidente del collegio Angela Avila, con a latere i giudici Giulia Soldini e Claudio Lara hanno fatto il loro ingresso in un'aula gremita. All'esterno un muro di telecamere che attendevano i genitori di Martina Rossi e i legali dei due giovani imputati. Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi non si sono presentati in aula, come già era accaduto durante il resto del procedimento. 

Presenti come sempre invece i genitori della ragazza, Bruno e Franca. Per loro oggi una giornata lunghissima e intensa, durante la quale hanno atteso con il cuore in gola. 

"Un po' di giustizia per Martina è stata fatta - ha commentato Bruno, padre di Martina - noi da sette anni e quattro mesi viviamo senza di lei, ci manca. Io però ce l'ho sempre sulle spalle, l'avevamo aspettata tanto tempo. Gli imputati, se non avessero fatto nulla a Martina dal primo giorno lo sarebbero venuto a dire". 

Pur soddisfatti dall'esito giudiziario della vicenda, Bruno e Franca  non potranno mai colmare i vuoto lasciato dalla loro figlia. 

VIDEO L'intervista a Bruno Rossi, babbo di Martina

La pubblica accusa, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, aveva chiesto una condanna a 7 anni: 3 per "morte in conseguenza di altro reato" e 4 per "tentata violenza sessulae di gruppo". Il collegio giudicante ha quindi accolto quella che era la tesi dell'accusa, con una condanna che di poco si discosta dalle richieste. Martina dunque non si sarebbe gettata volontariamente, ma sarebbe precipitata nel tentativo di sfuggire ad un tentativo di strupro.  

Le difese avevano chiesto l'assoluzione: per Vanneschi (avvocato Stefano Buricchi) perché il fatto non sussiste, per Albertoni (avvocato Tiberio Baroni) per mancanza di prove. L'avvocato di quest'ultimo aveva chiesto, in subordine, che il reato venisse derubricato in "omissione di soccorso".

I legali hanno già annunciato il ricorso in appello:

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"La giustizia a volte sbaglia - ha commentato Buricchi - per questo ci sono tre gradi di giudizio. Noi impugneremo la sentenza e ricorreremo in appello."

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