Caso Martina Rossi, Fanfani: "La Spagna chieda scusa ai genitori". La difesa: "Pronti a impugnare la sentenza"

Il processo di primo grado è stato celebrato in poco più di sei mesi, durante i quali sono stati ascoltati testimoni italiani e stranieri

Tre anni per tentata violenza sessuale e altrettanti per morte in conseguenza di altro reato: a tanto, 6 anni in tutto, ammonta la condanna per Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. Quasi sette anni e mezzo dopo la tragedia nella quale perse la vita Martina Rossi, la giustizia ha compiuto il suo percorso. Il processo di primo grado è stato celebrato in poco più di sei mesi, durante i quali sono stati ascoltati testimoni italiani e stranieri, nei quali consulenti e periti hanno fatto il loro ingresso in aula per avvalorare le tesi dell'accusa e quelle della difesa. 

"E' stato un processo delicato e complesso - afferma il procuratore capo Roberto Rossi che ha sostenuto l'accusa - e va dato atto alla giustizia italiana della velocità con la quale siamo arrivati al termine. Un pensiero poi va ai genitori di Martina, che hanno seguito ogni singola udienza e attendevano questo giorno".

E un pensiero ai genitori di martina va anche da parte dell'avvocato Luca Fanfani:

"Ho sempre confidato su un esito come questo: è una sentenza che rende giustizia ai poveri genitori di Martina. Bruno e Franca prima si sono visti strappare la figlia per sempre e poi, per sette anni, ne hanno vista infangata la memoria da chi l'ha presentata come una pazza e suicida. Questa sentenza invece dice l'esatto contrario".

Con la condanna, di fatto, i giudici hanno sposato la tesi dell'accusa: la verità processuale dunque dice che Martina morì per sfuggire ad un tentato strupro. La ragazza quella notte del 3 agosto 2011, raggiunse la camera dei due aretini perché le amiche stavano amoreggiando con altri due ragazzi e si sentiva di troppo. Una volta nella stanza di Vanneschi e Albertoni, la 609, qualcosa non andò per il verso giusto. Martina sarebbe stata vittima di un tentativo di stupro, avrebbe cercato una via di fuga e l'unica che ha trovato era sul balcone. Ma mentre tentava di scavalcare sarebbe scivolata e precipitata. 

Sulla vicenda anche gli inquirenti spagnoli indagarono archiviando però tutto. 

"Mi auguro che l'autorità spagnola che dopo aver svolto indagini approssimative e superficiali e non aver nemmeno ritenuto di indagare questi ragazzi - commenta amaramente Fanfani - prenda atto oggi della sentenza italiana e chiami questi genitori, si precipiti a chiedere loro scusa per aver gestito così la morte violenta di un nostro concittadino."

Le ipotesi delle difese, secondo le quali la studentessa quella notte fosse stata particolarmente agitata e che avesse mostrato segni di squilibrio, sono state rigettate dal tribunale. Le difese avevano chiesto l'assoluzione: per Vanneschi (avvocato Stefano Buricchi) perché il fatto non sussiste, per Albertoni (avvocato Tiberio Baroni) per mancanza di prove. L'avvocato di quest'ultimo aveva chiesto, in subordine, che il reato venisse derubricato in "omissione di soccorso".

I legali hanno già annunciato il ricorso in appello:

"La giustizia a volte sbaglia - ha commentato Buricchi - per questo ci sono tre gradi di giudizio. Noi impugneremo la sentenza e ricorreremo in appello."

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