Depistaggi sul caso Cucchi, carabiniere aretino rischia il processo: accusato di falso e calunnia

Si tratta di Luca De Cianni, una sua nota di polizia giudiziaria tra gli atti del fascicolo: riporta un colloquio con il collega Casamassima

C'è anche un aretino tra gli otto carabinieri che rischiano di andare a processo per depistaggio in seguito alla morte di Stefano Cucchi. Il militare si chiama Luca De Cianni e 51 anni fa è nato ad Arezzo. Poi la vita lo ha portato a Roma, dove si sono consumate le vicende per le quali oggi è imputato. L'accusa per lui è di calunnia e falso ai danni di Riccardo Casamassima, il primo carabiniere che raccontò di aver saputo del pestaggio.

Una storia anomala quella di De Cianni: "Tutto è nato da un colloquio privato - spiega l'avvocato Francesco Missori - con un collega. Un colloquio ovviamente relativo alla vicenda di Cucchi. Il mio assistito decise di raccontare ai superiori quanto era venuto a sapere e a loro volta, i superiori gli chiesero di scrivere un'annotazione". E il carabiniere, stando alla tesi della difesa, scrisse un documento - in gergo una nota di polizia giudiziaria - che oggi è agli atti del processo. Una tra le oltre 40mila pagine della vicenda. 

Arma, Difesa e Viminale parte civile nel processo

Uno stralcio di quella nota è stato pubblicato dalla testata Open, che riporta:

"mentre eravamo in fila in attesa nell’infermeria della caserma, anche se non lo conoscevo, mi disse che avrebbe fatto riaprire il caso Cucchi e avrebbe fatto un casino nei confronti dell’Arma. Nel prosieguo del racconto, mentre eravamo ancora fuori in cortile, mi disse anche che era vero che i colleghi avevano preso a schiaffi Cucchi ma che non avevano fatto un “pestaggio” come invece raccontato dai mass media; poi mi raccontò anche che Cucchi quando era stato arrestato si era procurato delle lesioni sbattendo la testa a terra per dare la colpa ai colleghi dell’Arma".

E ancora, riporta sempre Open: 

"Infine  mi disse che avrebbe incontrato la sorella di Cucchi alla quale in cambio di soldi avrebbe raccontato la verità dei fatti". 

Ieri presso il tribunale di Roma si è celebrata la prima udienza di fronte al gip Antonella Minunni, durante la quale la sorella di Cucchi, Ilaria, il Ministero della Difesa, il Viminale, l'Arma dei Carabinieri e il carabiniere Riccardo Casamassima, hanno chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento che vede imputati, oltre a De Cianni,  Casarsa, il colonnello Francesco Cavallo, il colonnello Luciano Soligo (che nel 2009, all'epoca dei fatti era comandante della Compagnia di Montesacro, da cui dipendeva il comando di Tor Sapienza dove Cucchi venne portato dopo essere stato al Casilino), Massimiliano Colombo Labriola, Francesco Di Sano, il colonnello Lorenzo Sabatino, il capitano Tiziano Testarmata.

Agli imputati il pm Giovanni Musarò contesta i reati di falso ideologico, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia relativi alle condotte che avrebbero portato alla modifica di due annotazioni di servizio e allo stato di salute di Stefano Cucchi. Calunnia e falso sono le accuse per l'aretino. 

Il gip ha deciso di valutare le richieste di costituzioni di parte civile e di esprimersi il prossimo 17 giugno, data in cui è stata fissata la prossima udienza. La decisione sul rinvio a giudizio è attesa per metà luglio.

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