Caso Martina Rossi. Il ministro: "Come può lo Stato dire ai genitori che non c'è più tempo per avere giustizia?"

Questa mattina Bruno Rossi e Franca Murialdo hanno incontrato il ministro Alfonso Bonafede. Un confronto privato dove i coniugi hanno raccontato la loro vicenda giudiziaria e la storia di loro figlia

"Martina non ce lo può più raccontare quello che è successo in quella stanza. Ci aspettiamo che questo lo faccia la giustizia, anche se ci dobbiamo accontentare di quella processuale". Le parole sono quelle di Franca Murialdo, mamma di Martina Rossi, la studentessa genovese morta a 20 anni precipitando da un balcone di un albergo di Palma di Maiorca. Una vicenda tragica per la quale sono a processo, davanti alla corte di appello di Firenze, due giovani di Castiglion Fibocchi: Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni. In primo grado i due sono stati condannati a 6 anni ma, in appello i giudici hanno già dichiarato prescritto il reato di morte in conseguenza di altro reato e adesso i due saranno giudicati solo per l'accusa di tentata violenza sessuale di gruppo. Ma anche qui i tempi sono stretti. Già, perché reato andrà in prescrizione nel 2021.

"Il fatto di essere stati assolti perché sono prescritti - ha dichiarato Bruno Rossi ai microfondi di Rai 1- non vuol dire che sono innocenti. Se lo fossero mi guarderebbero negli occhi e mi direbbero che non hanno fatto niente".

Questa mattina mamma Franca e papà Bruno sono stati ricevuti dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede. La paura dei genitori è quella che il tempo cancelli l'unica ancora di speranza rimasta e che il processo non avvenga per il sopraggiunto termine di tempo. Una vicenda delicatissima quanto dolorosa e sulla quale si è espresso anche il ministro stesso durante la sua partecipazione alla puntata di questa sera, 23 gennaio, alla trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli Gruber su La7.

"Questa mattina ho incontrato i genitori di Martina una ragazza che qualche anno fa è caduta dal balcone di un albergo mentre cercava di sottrarsi ad un tentativo di stupro - ha dichiarato Bonafede - in primo grado è arrivata la condanna per i coinvolti nella vicenda. Successivamente hanno presentato ricorso in appello. Ora uno dei reati che vengono contestati agli indagati probabilmente cadrà in prescrizione tra poco meno di un anno. Ecco io oggi mi chiedo, con quale faccia lo Stato guarda negli occhi un padre e una madre che gli stanno rappresentando il loro dramma e dice che non gli risponderà perché non ci sono più i tempi per fornire alcuna risposta? Io voglio garantire una risposta ed è per questo che è necessario lavorare duramente affinché si accorcino i tempi dei processi e della giustizia attraverso delle riforme che mirino ad accorciare i procedimenti".

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Questa mattina, i coniugi Rossi hanno consegnato nelle mani del ministro tutto il materiale raccolto in questi anni e "se ci fossero degli errori ce lo farà sapere perché ci ha assicurato che si interesserà della vicenda".

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