Il bar è chiuso, ma il gestore spaccia all'interno. Due arresti

E' accaduto al Villaggio Dante dove la polizia ha arrestato due pregiudicati

Il denaro e le

Il bar era chiuso in seguito al decreto del presidente del consiglio dell'11 marzo scorso, ma l'attività al suo interno non si era mai fermata. Non somministrazione di caffé, birre o liquori, ma di sostanze stupefacenti. Il gestore del bar che si trova al Villaggio Dante è stato scoperto e arrestato dagli uomini della squadra mobile di Arezzo. Si tratta di un noto pregiudicato italiano che non si era scoraggiato per la chiusura di tutte le attività. L'uomo, conosciuto per precedenti in materia di stupefacenti, ha intensificato l’attività di spaccio che aveva come punto di riferimento proprio il bar. Gli agenti hanno prima osservato il meccanismo messo in piedi e poi, lunedì, è scattato il blitz che ha portato all'arresto del gestore del locale e anche di un altro pregiudicato di origine albanese utilizzato dallo spacciatore o come palo fuori dal gazebo per avvertire in caso di pericolo o per consegnare le dosi di cocaina al bar stesso.

Il meccanismo di spaccio

L’attività di osservazione degli uomini della squadra mobile ha permesso di appurare un meccanismo semplice e ben collaudato per lo smercio dello stupefacente: l’acquirente si avvicinava al bar, entrava nel gazebo pertinente all’esercizio e il gestore usciva dal locale consegnando lo stupefacente, avvalendosi a volte anche dell'albanese, anch’esso pregiudicato, che stazionando all’esterno del bar assolveva anche ad una funzione di vedetta e di avvertimento in caso di avvicinamento delle forze dell’ordine.

Il blitz

Nella giornata di lunedì è quindi scattato il blitz: il bar è stato cinturato dagli agenti della squadra mobile che hanno fatto irruzione all’interno arrestando l’albanese S.A. di 44 anni, che stazionava all’esterno, e C.S. di anni 48, trovato all’interno del bar. La perquisizione effettuata nell’esercizio commerciale ha consentito di rinvenire, nascoste in un giubbino appeso all’attaccapanni, 12 dosi di cocaina già confezionate e pronte per la vendita ed altre 2 poste su un tavolino sito nel gazebo del bar, destinate evidentemente ad una vendita che si sarebbe concretizzata di li a poco prima dell’intervento della polizia. Nella successiva perquisizione domiciliare, effettuata nell’abitazione del gestore del bar, sono state rinvenute altre 79 dosi di cocaina già confezionate e circa 9000 euro in contanti, probabile provento dell’attività illecita. 

Gli arresti

L’italiano, già condannato per spaccio di stupefacenti, è stato quindi condotto presso il carcere di Sollicciano, mentre per il cittadino albanese, tra l’altro irregolare sul territorio nazionale, sono scattate le procedure volte al rimpatrio.  Nei confronti del gestore è stato elevato anche un verbale di sanzione amministrativa per la violazione della normativa finalizzata a contrastare il contagio da Covid-19 e che disciplina la chiusura delle attività commerciali la quale prevede, oltre alla sanzione pecuniaria, anche la sospensione della licenza da 5 a 30 giorni. 

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