Banca Etruria, altri due mesi di indagini per il caso della liquidazione di Bronchi: Boschi rischia il processo

Si tratta di uno dei numerosi procedimenti giudiziari incardinati dopo il crac dell'istituto di credito aretino. Adesso il giudice Piergiorgio Ponticelli dovrà decidere se i membri dell'ultimo cda (fatta eccezione per Giovanni Grazzini che si astenne e di Lorenzo Rosi, già a processo) dovranno andare a giudizio

Serve ancora tempo e saranno necessarie ulteriori indagini per decidere sul rinvio a giudizio degli indagati per il caso della liquidazione dell'ex direttore generale di Banca Etruria Luca Bronchi. Si tratta di uno dei numerosi procedimenti giudiziari incardinati dopo il crac dell'istituto di credito aretino. Adesso il giudice Piergiorgio Ponticelli dovrà decidere se 12 membri dell'ultimo cda (fatta eccezione per Giovanni Grazzini che si astenne e di Lorenzo Rosi, già a processo) dovranno andare a giudizio. Tra loro c'è anche Pierluigi Boschi, padre dell'ex ministro Maria Elena. 

La liquidazione di Bronchi - per la quale lo stesso è stato condannato per bancarotta in primo grado - fu votata quasi all'unanimità. La buonauscita fu pari a un milione e 200 mila euro, dei quali 400mila confiscati in quanto ritenuti non dovuti.

Il Gip ha disposto un supplemento di inchiesta di due mesi prima di esprimersi definitivamente. Già lo scorso 4 ottobre, durante l'ultima udienza della fase preliminare, aveva respinto la richiesta di non luogo a procedere avanzata procuratore Roberto Rossi. Secondo la procura infatti, dalle indagini non sarebbero emerse condandotte negligenti da parte di Cda e vice presidenti. Ponticelli aveva quindi scelto di riascoltare sia le tesi dell'accusa l'accusa sia le parti per valutare meglio e decidere se ci siano gli estremi per un procedimento per bancarotta colposa.

E proprio la bancarotta colposa è un reato per il quale tutti gli indagati sono già a processo, in seguito alla citazione diretta della procura, per il caso delle consulenze d'oro.

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