Banca Etruria, nel processo per truffa spunta il "Piano industriale Bronchi" sulle difficoltà dell'istituto di credito. Ascoltati gli imputati

Un nuovo documento è stato acquisito agli atti questa mattina durante il processo per truffa nei confronti di dirigenti e funzionari di Banca Etruria. Si tratta del cosiddetto "piano industriale Bronchi", un testo prodotto dall'avvocato di parte...

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Un nuovo documento è stato acquisito agli atti questa mattina durante il processo per truffa nei confronti di dirigenti e funzionari di Banca Etruria. Si tratta del cosiddetto "piano industriale Bronchi", un testo prodotto dall'avvocato di parte civile Lorenza Calvanese, nel quale emergerebbe come fin dal 2013 (il documento riguarda il periodo 2012 2014) ci sarebbero state preoccupazioni sull'andamento del gruppo e sarebbe stata palpabile l'esigenza di rafforzarlo. Si tratta di un testo, ad oggi inedito, destinato ai sindacati per spiegare quale fosse il rischio di essere conglobati in altri istituti di credito e quindi il rischio di potenziali trasferimenti. Sempre dal "piano Bronchi", sarebbe stata paventata la necessità di una ricapitalizzazione per rafforzare l'indipendenza della banca.

Questo sarebbe stato lo scenario tracciato all'epoca dalla dirigenza. E in questo scenario, secondo la parte civile, si sarebbero sviluppate le vendite dei prodotti subordinati.

Durante l'udienza di ieri mattina sono stati ascoltati sei imputati: due funzionari (Luca Scassellati e Paolo Mencarelli, che secondo l'accusa avrebbero "istigato" alla vendita dei rischiosi prodotti finanziari) e due tra direttori e vice direttori di filiale. Nelle loro deposizioni i due funzionari - assistiti dall'avvocato Chiara Lazzari - hanno negato l'esistenza di un "sistema di premi" o di penalità del quale sostiene l'esistenza la pubblica accusa. Il collocamento dei prodotti subordinati - piazzati tra i risparmiatori nel 2013 per poi essere azzerati il 22 novembre del 2015 con il decreto "salvabanche" - è stato illustrato come una attività parte integrante dell'ordinaria amministrazione di una banca. Il modus operandi - che dalle mail rintracciate dalla Guardia di Finanza è apparso fuori dagli schemi - è stato spiegato come metodo per stimolare l'area commerciale a promuovere i prodotti, adottato anche da altri istituti di credito che, addirittura, in alcuni casi hanno istituzionalizzato attraverso anche una apposita modulistica. Hanno risposto così l'accusa di istigazione alla truffa. Scassellati è entrato nei dettagli e ha poi spiegato che attualmente continua a ricoprire il ruolo di direttore della sede territoriale di Arezzo (lo stesso ruolo ricoperto in Banca Etruria) presso Ubi Banca. Poi i direttori e i vicedirettori di filiali: per loro domande non solo sul "sistema" di vendita delle subordinate ma anche richieste di chiarimenti per gli episodi specifici per i quali sono stati chiamati in causa. La prossima udienza è in programma il 20 settembre e prevede l'ascolto di un ultimo imputato per poi passare ai numerosi testi citati dalle difese.

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