Attentato a Barcellona, furgone sulla folla della Rambla. Il racconto di alcuni aretini: “Noi stiamo bene”

Anche Massimo e la sua fidanzata al momento si trovano nella metropoli catalana.

Claudia Failli
Claudia Failli
Invia per email  |  Stampa  |   17 agosto 2017 19:32  |  Pubblicato in Cronaca, Arezzo

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“Stiamo bene e cerchiamo di arrivare all’albergo il prima possibile”.

Le parole sono quelle di alcuni aretini che si trovano in questo momento a Barcellona. La città della Catalogna è stata scenario di un episodio cruento quanto sconvolgente.
Attorno alle 17,30 di questo pomeriggio un furgone è piombato sulla folla travolgendo alcune persone che stavano passeggiando lungo la Rambla. Ancora da appurare il numero dei feriti anche se, secondo quanto riportato dalle agenzia di stampa, ci sarebbero anche dei morti. Una scena terribile che ha trascinato il mondo intero nell’incubo del terrorismo.

L’autista avrebbe iniziato la sua corsa da Plaza de Catalunya fino ad arrivare alla piazza del mercato della Boqueria percorrendo circa 600 metri. Poi si è asserragliato in un ristorante turco vicino al mercato. Testimoni raccontano anche di aver sentito diversi spari.
La polizia di Barcellona, i Mossos d’Esquadra, conferma che si tratta di un attentato terroristico. Per questo, scrivono su Twitter è stato “attivato il protocollo per gli attentati terroristici”.

La zona è stata circondata dalla polizia catalana. Sul posto si sono recate molte ambulanze. Chiuse le stazioni della metropolitana e appello diffuso anche sui social impone a turisti e residenti di non avvicinarsi all’area.
Per sicurezza la polizia ha fatto chiudere per ore tutti i negozi e i ristoranti vicini al luogo dell’accaduto con all’interno la clientela e solo dopo le 20 sono stati autorizzati a uscire. Ha inoltre invitato tutti coloro che si trovano in città a non spostarsi se non per motivi urgenti e a lasciare libere le strade per agevolare la circolazione dei veicoli d’emergenza.

Anche Massimo e la sua fidanzata si trovano nella metropoli catalana.

“Al momento dei fatti – racconta Massimo raggiunto per telefono – ci trovavamo in metropolitana. Ci stavamo dirigendo verso il Parco Güell. Ad un certo punto abbiamo visto la iniziare a scappare cercando di ripararsi. Ci siamo guardati senza capire cosa stesse succedendo. Poi ci è stato detto di trovare riparo da qualche parte ma, all’intero di una stazione della metropolitana non è proprio cosa semplice. Infine mentre ci trovavamo lì hanno iniziato ad arrivare gli agenti della polizia. Alla fine siamo usciti dalla metro abbiamo visto e sentito gli elicotteri in cielo. Subito dopo i fatti hanno chiuso la metropolitana e anche i centri di attrazione. Volevamo visitare Casa Batllo ma l’edificio è stato chiuso e quindi non resta altro che stare in albergo. Stiamo bene e non ci siamo accorti di niente. A casa abbiamo avvisato tutti per tranquillizzare sulla nostra condizione. La nostra vacanza è appena iniziata e proprio ieri ci trovavamo alla Boqueria ci sembra impensabile che possa essere successo tutto questo in così poche ore. Dovremmo rientrare a casa il 23 agosto. Per il momento abbiamo intenzione di rispettare la nostra tabella di marcia. Siamo arrivati in hotel solo salendo a bordo di un bus. Per le strade, mentre rincasavamo, abbiamo visto polizia, ambulanze, negozi sprangati ovunque. Ma il momento peggiore è stato dentro la metro perché ci siamo sentiti come topi in gabbia”.

A Barcellona si trovano da poche ore anche Irene e Niccolò, due giovanissimi valdarnesi che si sono ritrovati in mezzo all’orrore della Rambla e che subito dopo i drammatici fatti hanno dovuto trovare rifugio all’interno di un esercizio commerciale.
E’ proprio Niccolò a raccontare sulla propria pagina Facebook il dramma vissuto di prima persona.
“Ciao a tutti abbiamo purtroppo assistito alla tragedia con i nostri occhi ma siamo siamo stati fortunati e veloci a rifugiarsi all’interno di un negozio in cui ancora siamo in attesa che la polizia ci dia la possibilità di uscire. Siamo spaventati ma stiamo bene. Un saluto a tutti, Irene Forni e Niccolò”.

Il racconto di Nicoletta Alemanni per Valdarno 24 

“Soltanto 15 giorni fa – racconta Davide, agente delle forze dell’ordine aretine – ero anche io a Barcellona insieme ai Mossos d’Esquadra. Sono stato con loro del tempo per apprendere tecniche di controllo e migliorare il mio lavoro. Sono stato alla loro scuola ed ho effettuato delle operazioni con le stesse persone che questo pomeriggio hanno dovuto scendere in strada e aiutare i propri concittadini. Con alcuni di questi colleghi ho stretto anche legami di amicizia personali. Con Josep e Santi in particolare. Oggi ci siamo senti per telefono subito dopo i fatti. Mi hanno raccontato un dramma terrificate. Come operatore di polizia e come uomo mi sento vicino a loro e all’immane tragedia che stanno vivendo”.


E poi il racconto di Stefano che in queste ore sta terminando la propria vacanza in Spagna con la famiglia.

“Sono a Barcellona nel Citystop area sosta camper – racconta – ci sono persone che erano lì al momento dell’attentato e hanno i volti segnati dalla situazione. Raccontano di attimi di panico per la folla che correva e purtroppo per gli abitanti del luogo che si rifiutavano di aiutarli per paura di chi fossero. Noi stiamo bene perché non eravamo lì siamo stati avvertiti subito dopo l’accaduto per telefono mentre entravamo a Barcellona. Abbiamo la nave già prenotata da tempo e domani mattina torneremo a casa”.

 Claudia Failli 
Claudia FailliValdarnese di nascita e aretina di adozione. Cittadina del mondo grazie al web (cit.). Appassionata di fotografia, video e social network. Il mondo lo guardo da un oblò ma non mi annoio nemmeno un po'.
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