Attentato alla caserma di Pergine: in manette un 18enne

Il motivo del gesto sarebbe da ricondurre al risentimento del ragazzo verso i carabinieri di Pergine per le denunce che gli erano state recapitate per vari atti di teppismo che il ragazzo aveva collezionato negli anni precedenti

Per i carabinieri del comando di Arezzo e per la Procura della Repubblica non ci sono dubbi: quel 18enne è l'autore dell'attentato incendiaro ai danni della caserma di Pergine. Questa mattina, alle prime luci dell'alba, i militari si sono presentati alla porta del 18enne, un abitante del Comune di Laterina-Pergine per eseguire l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Arezzo. Il ragazzo è indagato per i reati di "incendio", "fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra" nonché di "scoppio di ordigno al fine di incutere pubblico timore e di attentare alla sicurezza pubblica".

Il motivo del gesto sarebbe da ricondurre al risentimento del ragazzo verso i carabinieri di Pergine per le denunce che gli erano state recapitate per vari atti di teppismo che il ragazzo aveva collezionato negli anni precedenti.

Molotov contro la caserma dei Carabinieri, distrutta un'auto di servizio

L'attentato

La frazione di Pergine Valdarno si svegliò si soprassalto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorso. Una bottiglia 'molotov' era stata lanciata contro la parete esterna della caserma provocando l'incendio di un'auto di servizio che andò distrutta. Anche l'edificio riportò dei danni a cuasa delle fiamme. Solo il tempestivo intervento dei vigili del fuoco impedì alle fiamme di propagarsi.

Le indagini: il 18enne 'tradito' dalle telecamere e dal cellulare

Fin dalle prime ore successive all'attentato - che portò associazioni e politici non solo del territorio a manifestare la propria vicinanza all'Arma - le indagini presero in esame anche il sistema di videosorveglianza. Proprio dalle telecamere emerse la figura del giovane che poche ore prima dell'attentato aveva effettuato un sopralluogo per scegliere il punto migliore da cui colpire. I militari hanno poi notato come il 18enne per rendere meno sospetti i suoi movimenti aveva effettuato anche una lunga telefonata dal suo cellulare verso il numero '119' (servizio clienti Tim).

Doveva essere il suo alibi: l'escamotage che gli consentiva di dare meno nell’occhio mentre transitava nei pressi della caserma, in modo di poter osservare con maggiore attenzione la posizione delle telecamere. Ma oltre alle immagini c'è anche la sosta in un distributore della zona dove il giovane aveva acquistato del carburante e le intercettazioni che hanno fornito ulteriori elementi a sostegno della tesi accusatoria.

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La confessione ai propri familiari

Dalle intercettazioni i militari hanno potuto notare un cambiamento da parte del 18enne nei confronti dei propri familiari. Tra l'altro, come riportano i militari dell'Arma, i parenti dopo aver compreso che il ragazzo era l'autore dell'attentato "adottavano una strategia di reticenze o di sviamenti volta a tutelarlo". Il 18enne infatti aveva confessato a conoscenti di famiglia le proprie responsabilità e da allora i suoi familiari avevano manifestato di continuo il timore che i conoscenti potessero riferire agli inquirenti il racconto.

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