Appello sulla morte di Martina Rossi: già prescritto un reato, cadono 3 anni di condanna

Processo rinviato al settembre 2020. Sono imputati due ragazzi aretini che erano in vacanza con la studentessa morta cadendo dal balcone dell'hotel di Palma di Maiorca nell'agosto 2011

Il processo d'Appello fiorentino che vede imputati due ragazzi aretini e legato alla morte della studentessa genovese Martina Rossi è stato rinviato al 25 settembre 2020 (seconda udienza fissata il 5 ottobre). Lo ha stabilito il presidente della corte Angela Annese.

La prescrizione di uno dei due reati

Uno dei due reati per cui i ragazzi di Castiglion Fibocchi, Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, erano stati condannati a sei anni in primo grado ad Arezzo è già caduto in prescrizione (lo scorso febbraio): si tratta della morte come conseguenza di altro reato (condanna a 3 anni), aggravante dell'imputazione principale, la tentata violenza sessuale di gruppo (condanna ad altri tre anni).

Secondo le motivazioni della sentenza, la studentessa genovese morì cadendo dal balcone dell'hotel di Palma di Maiorca (dove era in vacanza) sfuggendo a un tentativo di aggressione a sfondo sessuale.

Vista la prescrizione ormai sopraggiunta, si perderebbe l'urgenza del procedimento: così è stato deciso il rinvio del processo al 25 settembre 2020, con seconda udienza al 5 ottobre, per dare la precedenza ad altri procedimenti.

Il processo di primo grado

La sentenza. I genitori di Martina: "Giustizia è stata fatta"

La sentenza di primo grado fu pronunciata lo scorso 14 dicembre: la pubblica accusa, sostenuta dal procuratore capo Roberto Rossi, aveva chiesto una condanna a 7 anni (3 per "morte in conseguenza di altro reato" e 4 per "tentata violenza sessulae di gruppo"). Il collegio giudicante accolse quella la tesi dell'accusa, ovvero che Martina non si sarebbe gettata volontariamente, ma sarebbe precipitata nel tentativo di sfuggire ad un tentativo di strupro.  

Le motivazioni della sentenza

Le difese avevano chiesto l'assoluzione: per Vanneschi (avvocato Stefano Buricchi) perché il fatto non sussiste, per Albertoni (avvocato Tiberio Baroni) per mancanza di prove. L'avvocato di quest'ultimo aveva chiesto, in subordine, che il reato venisse derubricato in "omissione di soccorso".

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