Amianto nella E45, verso nuovi accertamenti. Nel mirino falde e terreno sotto alla strada

Potrebbero essere disposte a breve nuove attività investigative che interesseranno l’infrastruttura e soprattutto il terreno sul quale poggia. Non solo, nel mirino della Procura ci sarebbero anche le falde: l’amianto può averle contaminate?

Nadia Frulli
Nadia Frulli
Invia per email  |  Stampa  |   10 ottobre 2018 20:00  |  Pubblicato in Cronaca, Valtiberina


Amianto sotto la carreggiata in quantità oltre tre volte superiore ai limiti consentiti dalla legge. Quanto basta per far scattare nuovi, imponenti, accertramenti lungo la E45. La Procura di Arezzo, guidata dal pm Roberto Rossi, sta lavorando senza sosta. Proprio durante questa settimana potrebbero essere disposte nuove attività investigative che interesseranno l’infrastruttura e soprattutto il terreno sul quale poggia. Non solo, nel mirino della Procura ci sarebbero anche le falde: l’amianto può averle contaminate?

L’amianto in questione è stato trovato nel terreno di riporto sotto alla piazzola – situata tra le due uscite di Pieve Santo Stefano – franata lo scorso febbraio. Furono i Carabinieri Forestali del gruppo ambiente della Procura a svolgere il sopralluogo nell’area dove era stato stoccato il terreno franato e a scoprire che sotto a quella piazzola non c’erano solo terreno di riporto o roccia, ma erano presenti anche rifiuti speciali. I sospetti investigativi hanno poi trovato riscontri nelle analisi eseguite dallo studio Boeri di Livorno, su incarico della Procura. Sul materiale prelevato dal sito erano presenti 3470 milligrammi per chilo di amianto: il ammesso per legge però è di 1000 millimetri, pertanto in quel terreno ci sarebbe stata una concentrazione del 350 per cento superiore al limite consentito.


Una scoperta che ha aperto nuovi fronti nell’inchiesta sulla supestrada. Due gli aspetti al vaglio della Procura: da un lato l’impatto ambientale, dall’altro l’impatto che tale materiale potrebbe avere sulla stabilità dell’infrastruttura.

Il lavoro si preannuncia molto lungo e articolato. Sarà necessaria dapprima l’acquisizione di un approfondito studio geologico che metta in evidenza le falde acquifere e i pozzi più importanti della zona, in modo da poter poi pianificare una serie di sopralluoghi e prelievi. Stessa cosa per alcune aree lungo la superstrada dove svolgere dei carottagi con i quali prelevare campioni di terreno da analizzare in un secondo momento.

 Nadia Frulli 
Nadia FrulliUna laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.
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