Morì giù dal balcone, l'amarezza del padre: "Processo in cui si è detto di tutto, solo ieri restituita dignità a Martina"

Un tormento senza fine quello dei genitori della giovane, che oggi al termine della requisitoria del procuratore Roberto Rossi, hanno dato voce, tramite le parole di Bruno, alla loro amarezza. 

Martina Rossi

"Nessuna condanna potrà essere sufficiente per la perdita di Martina". Bruno Rossi, il padre della studentessa ligure morta nell'agosto del 2011 precipitando dal balcone dell'Hotel Santa Ana di Palma di Maiorca, ha seguito insieme alla moglie Franca tutte le udienze del procediemento a carico dei due giovani aretini - Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Un tormento senza fine quello dei genitori della giovane, che oggi al termine della requisitoria del procuratore Roberto Rossi, hanno dato voce, tramite le parole di Bruno, alla loro amarezza. 

La pubblica accusa ha chiesto una condanna a sette anni per entrambi: 3 anni per "morte in conseguenza di altro reato" e 4 per "tentata violenza sessuale di gruppo". Richieste, tutto sommato morigerate: i due giovani di Castiglion Fibocchi, visti i capi di imputazione, potrebbero rischiare anche qualcosa in più.

"L'unica consolazione - prosegue Bruno, sindacalista dei portuali di Genova - è che la figura di Martina oggi ha ritrovato dignità. In questo processo è stato detto di tutto. E in alcune udienze sono uscite cose incredibili. Oggi le parole del pm e quelle dei nostri legali hanno restituito quell'immbagine di persona bella, brava, capace che era davvero. Era preziosa per tutti. Ma è stata anche sfortunata: non ha trovato mai la pesona giusta, la persona che le desse dignità". 

VIDEO L'intervista al padre di Martina

La requisitoria

Prima di arrivare al cuore della requisitoria, il procuratore ha esordito con un lungo excursus sulle perizie psichiatriche e sulle parole di alcuni consulenti: "Intollerabili e inammissibili le parole di un consulente che ha costruito la sua perizia sui verbali - ha affermato Rossi - Non credibile quando parla di inseguimento da parte di Martina di Albertoni, che le avrebbe ricordato l'ex fidanzato".

La ricostruzione della procura si basa sulle testimonianze.  Tutto iniziò nella camera delle ragazze. C'erano Albertoni, Martina le amiche della ragazza e altri due giovani di Castiglion Fibocchi. A un certo punto rimasero in cinque in camera, Albertoni si allontanò, le due coppie iniziarono a flirtare e si spensero le luci. Martina, rimasta sola, decise di uscire.

"Andò nell'unico luogo dove poteva andare: dagli unici altri italiani che aveva conosciuto in quella vacanza presenti nello stesso albergo". 

Poi all'alba Albertoni irruppe sconvolto nella stanza della ragazza dicendo "Martina è impazzita". Le amiche della ragazza hanno raccontato agli inquirenti alcuni dettagli: "Aveva segni rossi sul collo, gli occhi lucidi, l'affanno". Scoprirono la tragedia dalle parole di Vanneschi che scese con calma in ascensore.

Cosa era successo nel frattempo? Albertoni che Martina lo avrebbe aggredito dicendo frasi sconnesse, ovvero "Io sono l'infinito, mi vuoi uccidere". Il ragazzo raccontò di aver cercato di tranquillizzarla, poi di essere andato a chiamare le amiche. Nel frattempo la ragazza avrebbe "preso la rincorsa e si è buttata di sotto". 

Ma ci sono cose che non tornano: dalla finestra aperta e bloccata con l'antenna (come avrebbe fatto Martina a sbatterci se era già aperta?) al fatto che nelle ore e nei giorni precedenti alla tragedia la ragazza si era mostrata serena. 

Arringhe

La parola adesso passa alla difesa, per le arringhe finali. L'udienza è fissata per il 10 dicembre. 

Stefano Buricchi, legale di Luca Vanneschi, ha spiegato che sta valutando "insieme al collega, produrre in quella sede una memoria del giovane mio assistito".

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