Storie a 4 zampe

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Ciao Cesare, cane del Comune: abbandonato, poi adottato da un'intera cittadina. La sua storia

Chi era Cesare e perché era il cane del Comune? La sua storia inizia nel 2004 quando, infreddolito e terrorizzato, agitato e ansioso, fu trovato che vagava lungo la statale 71 vicino alla rampa dello svincolo di Capolona.

Quando a Capolona pronunci il nome "Cesare", tutti pensano a lui, al cane del Comune. Un meticcio affettuoso e curioso che ha vissuto per 15 anni nella comunità che lo ha accolto con gioia. E quando se ne è andato, poco prima di Natale, molti si sono commossi.

Ma chi era Cesare e perché era il cane del Comune? La sua storia inizia nel gennaio del 2004 quando, infreddolito e terrorizzato, agitato e ansioso, fu trovato che vagava lungo la statale 71 vicino alla rampa dello svincolo di Capolona. L'allora comandante dei vigili urbani del Comune, Mauro Cecconi, lo soccorse insieme ad un altro dipendente del Comune. Lo avvicinò e lo portò con sé nella macchina di servizio. 

Arrivati in Comune fecero tutte le verifiche del caso e chiamarono un veterinario: il cane era in buona salute, ma si capiva che proveniva da una situazione di degrado. Aveva paura, era agitato e diffidente. Aveva un tatuaggio e i proprietari furono rintracciati: ma non lo volsero indietro. E i vigili urbani capirono subito che quella non era una famiglia adatta a Cesare, così non fecero altri tentativi per riportarlo indietro: "Proprio per tutelarlo, perché avevamo capito - spiega Cecconi - che quello non era un ambiente adeguato". 

Il Comune, la sua casa

"Solitamente i cani nel giro di qualche giorno venivano affidati ad un canile - spiega oggi il Cecconi - ma Cesare rimase lì nel resede del Comune. Prima legato, poi iniziammo a liberarlo". 

In quel palazzo il cane ci ha vissuto per 15 anni. Conosceva il personale e faceva il giro degli uffici, proprio come se fosse la sua casa. Ma consoceva anche gli esercenti della piazza e ogni giorno andava a far loro visita. "Partiva sempre dalla macelleria perché sapeva che la moglie del macellaio aveva sempre qualche pezzettino di carne o di mortadella per lui. Ma andava anche al bar e seguiva noi nel nostro lavoro", racconta oggi Cecconi.

Come un vigile urbano

L'auto della Polizia Municipale era rimasta impressa a Cesare: era la vettura che lo aveva salvato. E allora iniziò a seguire tutte le auto dei vigili. Poi imparò gli orari della campanella della scuola  e seguiva l'agente di turno quando si occupava dell'attraversamento pedonale dei bambini: "Attraversava sulle strisce con gli scolaretti, li accompagnava da una parte all'altra e poi tornava indietro e si sedeva attento sul marciapiede".

Sono tanti i ragazzi che si ricordano di lui, perché spesso e volentieri saliva anche sullo scuolabus e con l'addetto del comune faceva il giro per accompagnare gli scolari a casa: "I bambini erano davvero entusiasti". E sempre insieme a questo dipendente comunale, che si occupava di manutenzione, seguiva il lavoro di trattori e attrezzi impiegati lungo le strade per la manutenzione. 

Anno dopo anno Cesare divenne parte integrante della comunità: il cane del Comune, il cane di tutti. Anche se era affezionato soprattutto a due persone: coloro che lo avevano ritrovato. 

E' morto a quasi 19 anni, nella casa del vigile che lo ha salvato e che lo ha tenuto con sé negli anni della vecchiaia. E il suo ricordo accompagnerà un'intera generazione di ragazzi di Capolona. 

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Una laurea, un master e tanta voglia di raccontare la propria città.

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Commenti (1)

  • Ciao Cesare !!!!!!

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