L'Europa venduta per una manciata di voti

Non era questa l'Europa che sognavamo da giovani. Avevamo creduto nella possibilità di un continente solidale e federale, capace di essere interlocutore credibile per est e ovest; uno "Stato" autorevole e forte della propria storia democratica e...

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Non era questa l'Europa che sognavamo da giovani. Avevamo creduto nella possibilità di un continente solidale e federale, capace di essere interlocutore credibile per est e ovest; uno "Stato" autorevole e forte della propria storia democratica e culturale. Eravamo degli illusi e in questi ultimi tempi ne abbiamo avuto la prova. L'ultima schifezza che l'Europa sta facendo è quella di pagare il regime turco perché si tenga i fuggiaschi dalla guerra siriana. Nel corso dell'ultimo anno, dati di due giorni fa, sono morte (morte) oltre quattromila (quattromila) persone (persone) mentre cercavano di raggiungere l'Europa e il "Vecchio Continente" che fa? Sputa sulla propria storia e sugli accordi interni raggiunti con legittimo orgoglio (Schengen) cercando di lavarsi le mani di una tragedia epocale che la coinvolge, ma il cui carico non vuol sopportare.

Il sospetto è che questa mossa sia figlia, come altre, di campagne elettorali utili a questo o quel leader di stato per conservare la propria posizione. Ancora più triste.

Riprendendo una frase di James Freeman Clarke, Alcide De Gasperi ebbe modo di dire: "Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione."

Gli ideali li abbiamo inceneriti da tempo, ma adesso stiamo toccando il fondo e per chi, come me, ha creduto nel progetto che ci era stato illustrato da politici un sacco culturosi (sulla scia del "petaloso" tanto di moda) negli anni della scuola, questa deriva populista e da bar è davvero difficile da sopportare.

Matteo Renzi senta su di sé la responsabilità di uno statista, non di un politico.

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