Lettori Selvaggi

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"Come ho scritto un libro per caso", una lettura estiva da sfogliare sotto all'ombrellone. I consigli di Elena

#LettoriSelvaggi è una rubrica sui libri per i più piccoli curata da Elena Giacomin, libreria La casa sull’Albero.

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Come ho scritto un libro per caso, Annet Huizing, La Nuova Frontiera

L’anno scolastico è agli sgoccioli e tra i banchi stanno iniziando a circolare le nostre bibliografie con i consigli di lettura per l’estate. Venti titoli per ogni classe, dalla scuola primaria fino al biennio della secondaria di secondo grado. Libri di generi e stili letterari differenti, classici intramontabili, ma anche le più interessanti novità editoriali, tutti vagliati da noi con estrema cura, mosse dalla convinzione che offrire un elenco di consigli di lettura per le vacanze non sia un compito di minore importanza rispetto alle attività sul libro realizzate durante l’anno, ma un appuntamento fondamentale della pedagogia della lettura. Tra gli oltre 200 titoli che abbiamo selezionato scegliamo di raccontarvene uno che proponiamo per le classi seconde della scuola secondaria di primo grado, un romanzo unico nel suo genere, capace di trattare con estrema levità temi importanti, un romanzo di formazione, sul potere della scrittura e delle storie.

E’ un bel problema se tua mamma è morta”.

Questo è l’incipit di Come ho scritto un libro per caso, il romanzo d’esordio della scrittrice olandese Annet Huizing, edito in Italia da La Nuova Frontiera.

Katinka ha tredici anni, ha perso la mamma quando ne aveva solo 3 e Kalle, il fratello, era ancora un bebè. Mia madre non la ricordo neanche più. Solo dalle foto. E dai racconti di mio padre. Adesso siamo semplicemente in tre. Papà, Kalle ed io”.

Katinka vorrebbe diventare una scrittrice, le storie le si affollano in testa, ma non sa come metterle su carta. Finalmente trova il coraggio di chiedere alla dirimpettaia, Lidwien, che è un'autrice famosa, di darle lezioni di scrittura.

Alla domanda di Lidwien sul perché voglia diventare una scrittrice, Katinka risponde con queste parole.

Lo voglio e basta. Quando mi sia venuta questa idea non saprei dirlo, ma mi ricordo che non ho mai voluto diventare qualcos’altro. E’ qualcosa che funziona da sé lo scrivere. Io scrivo sempre anche nella mia testa, voglio dire…quando mi succede qualcosa mi viene naturale costruirci sopra una storia come se io fossi la protagonista di un libro. E a volte m’invento un finale diverso. Credo che la cosa più bella sia proprio questa: poter decidere io quel che succede e come debba andare a finire”.

In cambio di una mano in giardino, Lidwien dà lezioni di scrittura a Katinka, le suggerisce come riuscire a trovare il suo stile, come far vedere le emozioni, come giocare con le parole, come creare il ritmo di una storia, come andare oltre l’aspetto esteriore delle cose.

E Katinka comincia a scrivere il romanzo della sua vita. Scrive di suo padre, della sua nuova fidanzata, mette finalmente nero su bianco quanto le manchi la mamma.

Imparando a osservare se stessa e gli altri come personaggi di un romanzo, Katinka si ritrova per caso ad aver scritto un libro e a dare un senso alla sua storia, facendo i conti con il suo passato.

La scrittura può anche essere un percorso di crescita, di cambiamento, di consapevolezza soprattutto quando a guidarci c’è qualcuno che ci fa capire che il talento è anzitutto la capacità di non farsi abbattere dai dubbi”.

Avrei voluto leggere questo romanzo quando avevo dodici anni e credo che i ragazzi e le ragazze che lo sfoglieranno quest’estate, magari sotto l’ombrellone, proveranno la stessa felicità che ho provato io quando me lo sono ritrovato tra le mani.

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