Lettori Selvaggi

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L’isola del muto, un libro per giovani e forti lettori. I consigli di Elena per la lettura

#LettoriSelvaggi è una rubrica sui libri per i più piccoli curata da Elena Giacomin, libreria La casa sull’Albero

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L’isola del muto, Guido Sgardoli, San Paolo

L’isola del muto è un romanzo singolare nel panorama editoriale per ragazzi. Leggendolo si ha la sensazione che non sia stato pensato per loro, ma che sia una di quelle opere che cerca di rompere la presunta distinzione fra letteratura per ragazzi e per adulti.

Il libro è innanzi tutto una saga familiare, quella della famiglia Bjørneboe, che dai primi anni dell’Ottocento giunge agli anni Sessanta del secolo scorso, abbracciando un arco temporale di 170 anni ed inglobando 7 generazioni.

Il capostipite della famiglia è Arne, un ex marinaio dal volto deturpato a causa di una ferita di guerra. In lotta con il mondo, decide di smettere di parlare e da allora, per tutti, diventa il Muto. Arne è il primo custode del nuovo faro costruito sull’isola di fronte al porto. Su questo scoglio inospitale norvegese, “un pezzo di collana rotta del continente che lo ha generato”, Arne si sente da subito a casa e mette radici, dando vita alla stirpe dei Bjørneboe, i custodi del faro, una discendenza che rivela, di volta in volta, ribelli, eroi, filosofi, donne coraggiose, patrioti.

La figura di Arne è controversa, al tempo stesso respingente ed affascinante. Non vuole che i figli abbandonino lo scoglio, non vuole lasciarli liberi, ha paura che se ne vadano dall’isola. C’è chi vuole restare come Einar e chi vuole andarsene come Emil ed Eivind.

Tra i tanti, altro personaggio significativo del romanzo è Sunniva, la nipote di Arne, donna coraggiosa, forte, determinata e molto consapevole di sé stessa, una figura femminile potentissima.

Molto toccante la riflessione sul destino e su che cosa è casa, che Sgardoli affida a Morten.

“Quella del farista la potevi considerare una missione. C’era una forte componente di responsabilità che non ti abbandonava mai, che avevi nel sangue se eri figlio di un farista. E c’era che l’isola come era sua natura tendeva a separarti dal resto del mondo a staccartene, a convincerti che il mondo non aveva bisogno di te, né tu del mondo. Faceva in modo di radicarti a sé. E tutto ciò, pensava Morten, era avvenuto casualmente perché era stato per caso che Arne era diventato il custode di quel faro. Eppure da un’azione imprevedibile e fortuita erano scaturite generazioni di uomini e donne che avevano fatto di quel luogo inospitale, di quello scoglio arido, la propria casa. Un posto dove nessun altro probabilmente avrebbe scelto di vivere. Era così che i posti diventavano case. E lo diventavano a volte per sempre o per un tempo sufficientemente lungo a che quello spazio sembrasse appartenere veramente a quella famiglia, a tutte le persone che ci vivevano e che ci erano nate, anche quelle che se ne erano andate”.

Moltissimi i personaggi di cui seguiamo le evoluzioni, ma ci sono altri due elementi centrali nel romanzo: l’isola e il faro. Cambiano nel tempo, sono oggetti di memorie, interagiscono con i personaggi e ne condizionano in certi momenti le mosse e le scelte, quasi a diventare i protagonisti assoluti della narrazione.

Il libro è consigliato a giovani forti lettori ed è un romanzo complesso nella sua costruzione, frutto di un’attenta ricerca storica sui luoghi in cui è ambientata la saga della famiglia Bjørneboe, le cui vicende si intrecciano a quelle della storia con la S maiuscola, l’indipendenza della Norvegia dalla Svezia, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale con l’occupazione nazista fino ai profondi cambiamenti sociali e politici degli anni Sessanta del secolo scorso.

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