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Le infrastrutture verdi salveranno il mondo: antidoto insalubrità

Nella città di Arezzo in passato sono stati piantati molti alberi, non sempre oculatamente. Oggi si potrebbe fare di più e meglio

Vista dall'alto delle alberature del parco Pertini

L’esistenza di un’interazione tra inquinamento delle città e alcune malattie è scientificamente provata da indagini che si protraggono ormai da più di 30 anni. E’ noto a tutti, oggi, come la popolazione di una città inquinata sia più soggetta a contrarre malattie cardiovascolari o respiratorie rispetto a quella residente in aree di collina.

Per contener l’inquinamento dell’aria, molto è stato fatto negli ultimi anni, soprattutto in termini di miglioramento dell’efficienza energetica e di impiego di energia rinnovabile. Ma per rendere ancora più efficace la lotta all’inquinamento nelle città è opportuno predisporre ulteriori azioni quali, in primo luogo, la realizzazione di “infrastrutture verdi”.

Le “infrastrutture verdi” non sono altro che opere di sistemazione a verde finalizzate principalmente a migliorare la qualità dell’ambiente. L’introduzione di un determinato tipo di vegetazione in aree particolarmente insalubri costituisce di fatto un antidoto all’inquinamento ed un valido aiuto alla salute dell’uomo.

Secondo Martin Nowak, professore alla Harvard University, un ettaro di piante fissa anidride carbonica e produce ossigeno per 18 – 20 persone. Basterebbe solo tale dato per incentivare la piantagione di alberi nelle città. Ma gli alberi non si limitano solo a produrre ossigeno e fissare anidride carbonica. Relativamente alla qualità dell’aria, agiscono anche sul trattenimento del cosiddetto particolato (PMx), particelle di piccolissime dimensioni sospese nell’aria, particolarmente nocive alla salute dell’uomo. Alberi dotati di foglie con superficie rugosa o ricoperta di peli e caratterizzati da chioma folta ed estesa sin dal basso, come ad esempio carpini, aceri, ligustri, tassi e tuie, risultano i più efficaci in tal senso.

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Acero campestre ubicato nel parco Pertini, vicino le aree gioco dei bambini

Altra azione benefica esercitata dagli alberi nei confronti della salute dell’uomo è la regolazione della temperatura dell’aria. Gli alberi agiscono come un volano termico: attenuano le alte temperature estive e mitigano quelle più basse dell’inverno. L’intercettazione dei raggi solari esercitata dalla chioma infatti, impedisce in estate l’eccessivo riscaldamento del suolo e, conseguentemente, degli strati più bassi dell’atmosfera. Stessa dinamica in inverno, quando la copertura del suolo esercitata dagli alberi sempreverdi, attenua la dispersione di calore rilasciato dal terreno.

Sebbene non strettamente legata alla composizione chimica dell’aria, gli alberi fungono anche da schermo alla propagazione dei rumori come, ad esempio, quelli generati dal traffico. Una barriera vegetale ampia dieci metri, disposta lungo una via congestionata dal traffico, può abbattere il rumore fino a una decina di decibel.

Un ulteriore ruolo esercitato dalla vegetazione nelle città, spesso sottovalutato, è dato dalla capacità di incidere sul benessere psicologico, assicurando alle persone fiducia e speranza. E’ comprovato infatti, come la presenza degli alberi nelle città determini effetti positivi sull’umore degli individui.

Ma dalla collocazione a dimora di alberi in città derivano solo benefici? E’ possibile che si generino disagi? In caso affermativo, quali sono? Si elencano i principali: collocare a dimora alberi comporta una spesa di acquisto e, successivamente, di manutenzione; gli alberi nelle città possono inoltre dissestare i marciapiedi con le radici, oscurare la luce dei lampioni con le chiome o generare allergie con il polline; alcuni alberi possiedono parti velenose se ingerite, altri attirano parassiti fastidiosi all’uomo e dannosi agli animali come ad esempio, il pino nero, solitamente infestato da larve di processionaria in autunno e in inverno.

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Filare di pioppi cipressini e pini domestici lungo la tangenziale urbana, all'altezza del quartiere di Tortaia

Ebbene, se si dovessero mettere sui piatti di una bilancia i benefici e le controindicazioni, riterrei che piantare alberi nelle città costituisca di gran lunga un’azione benefica e vantaggiosa. E’ chiaro comunque, che per esaltarne i vantaggi e ridurre i possibili fastidi occorra procedere con attenzione, partendo dalla conoscenza della vegetazione, dei suoi bisogni, nonché da una pianificazione e da una progettazione accurate. Non è sufficiente infatti impiegare “la specie giusta sul luogo giusto”, ma occorre attuare anche una serie di accorgimenti finalizzati a mantenere negli anni la vegetazione in piena vitalità e sicurezza. Giova ricordare infatti, che solo un albero in salute, oltre a presentarsi più bello, svolge a pieno la sua azione ecologica, compresa la depurazione dell’aria.

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Nella città di Arezzo in passato sono stati piantati molti alberi, non sempre oculatamente. Basti pensare al largo impiego del pino negli anni ’70 e ’80 anche lungo le strade, o del cipresso argentato come siepe arborea a delimitare confini. Oggi si potrebbe fare di più e meglio. Il pensiero va in primo luogo alle strade più trafficate, quali ad esempio alcuni lunghi tratti della tangenziale urbana, luogo non privo di inquinamento e di rumore.

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Laurea in Scienze forestali, autore di pubblicazioni scientifiche e divulgative sul verde ornamentale. Relatore a molti convegni. Ha progettato parchi e giardini e lavorato presso il settore verde pubblico del Comuni di Firenze, quindi ha diretto l’Ufficio verde pubblico del Comune di Arezzo per oltre 18 anni. Appassionato di progettazione del verde e di patologia delle piante ornamentali.

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