Green Corner

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Alberi che cadono

E’ cronaca degli ultimi giorni il maltempo che ha interessato molte regioni d’Italia causando ingenti danni a persone e cose, molti dei quali dovuti alla caduta improvvisa di alberi. In tale circostanze la domanda che più ricorre è se sia possibile prevenire tali crolli, soprattutto in ambiente urbano.

Occorre fare chiarezza, basandosi su basi scientifiche e non sul sentito dire. Il patrimonio arboreo di una città, come ad esempio quello delle strade, degli immobili scolastici, è bene che venga gestito attraverso una programmazione puntuale, basata su un’approfondita conoscenza degli elementi che lo compongono e dei luoghi ove sono ubicati.

Partendo da tale conoscenza, nel caso degli alberi, l’attenzione dovrà essere posta verso quei soggetti che da un primo esame visivo manifestano sintomi o condizioni di potenziale instabilità. Ricordando che un evento dannoso può essere causato dalla caduta di un grosso ramo, dalla stroncatura del fusto o dallo sradicamento della zolla, nell’esame visivo dell’intero patrimonio occorrerà pertanto tenere conto in primo luogo degli alberi senescenti e di quelli notoriamente più fragili come, ad esempio, il pino domestico, i pioppi e i cipressi argentati. Particolare attenzione dovrà essere posta anche nel rilevare la presenza di patologie fungine, di malformazioni del fusto e della chioma. Si dovrà considerare anche l’esposizione ai venti e le eventuali alterazioni del suolo, soprattutto quando ci troviamo di fronte a terreni di riporto o soggetti in passato a scavi per la posa di tubazioni o di manufatti. Una riflessione dovrà essere fatta infine anche in merito al luogo ove sono ubicati. Una strada trafficata o il giardino di una scuola sono, ad esempio, luoghi ove le probabilità di causare danni a persone o cose sono maggiori rispetto ad altre aree pubbliche meno frequentate.

Gli alberi valutati potenzialmente instabili dal un primo esame visivo, soprattutto se ubicati in aree frequentate, dovranno essere sottoposti a controllo tecnico, effettuato con appositi strumenti quali il resistografo, il tomografo elettrico, il tomografo sonico, l’inclinometro e l’elastometro.

Ognuno di tali strumenti è idoneo a rilevare difetti specifici, così come accade in medicina, dove per esaminare certi tessuti è più idoneo l’impiego dell’ecografo, piuttosto della t.a.c. o della risonanza magnetica. In arboricoltura l’elastometro e l’inclinometro, per esempio, sono particolarmente adatti a valutare la resistenza della pianta allo sradicamento. Il resistografo e i tomografi sono adatti invece a valutare la resistenza allo stroncamento.

Gli alberi così monitorati, che dovessero ricadere in una classe di stabilità bassa, saranno così destinati ad essere abbattuti prima che cadano autonomamente, magari in concomitanza di un evento meteorico avverso.

Gli alberi sono organismi, costituiti cioè da materia organica. Benché non si possa stabilire con assoluta precisione il limite di ribaltamento o stroncamento così come avviene per una costruzione, è tuttavia possibile valutarne la stabilità con finalità di ridurre il più possibile il rischio di crollo soprattutto in concomitanza di giornate piovose e di forte vento.

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Il pino d’Aleppo sullo scoglio nei pressi di Portofino, resistito alla burrasca del 29 ottobre. Foto Ansa.​

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Schianto di un maestoso platano nell'area del Prato nel 1925. Sullo sfondo, l’abside del Duomo. Fotoclub Chimera

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Un pino silvestre crollato nel 2012 al Prato. Foto dell’autore

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Laurea in Scienze forestali, autore di pubblicazioni scientifiche e divulgative sul verde ornamentale. Relatore a molti convegni. Ha progettato parchi e giardini e lavorato presso il settore verde pubblico del Comuni di Firenze, quindi ha diretto l’Ufficio verde pubblico del Comune di Arezzo per oltre 18 anni. Appassionato di progettazione del verde e di patologia delle piante ornamentali.

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