Batterio New Delhi: un caso nell'Aretino. Il monitoraggio e la prevenzione in Toscana

​Fino al 31 agosto, il monitoraggio ha portato a identificare 708 ricoverati portatori del ceppo batterico: su questi sono state applicate misure igieniche di contenimento

Tra il novembre del 2018 e l'agosto del 2019 è stato riscontrato un caso di batterio New Delhi Metallo (NDM) beta-lactamase in provincia di Arezzo.
A testimoniarlo è il censimento pubblicato sul sito dell'Ars, l'Agenzia Regionale di Sanità. Dei dati precisi che prendono in considerazione tutte le strutture dove sono stati isolati batteri appartenenti a questa specifica categoria.

Per quello che riguarda l'Aretino, come chiaro dalla tabella riportata, nel periodo preso in analisi i casi riscontrati sono soltanto uno e non all'interno degli ospedali del territorio ma, bensì all'interno del centro di riabilitazione di Terranuova Bracciolini. In tutta la regione sono stati isolati nel sangue di 75 persone e sono risultati letali nel 40% dei pazienti con sepsi, percentuale paragonabile alla letalità per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici.
Fino al 31 agosto, il monitoraggio ha portato a identificare 708 ricoverati portatori del ceppo batterico: su questi sono state applicate misure igieniche di contenimento.

Cosa è l'NDM

NDM è l’acronimo di New Delhi Metallo beta-lactamase, un enzima prodotto da batteri presenti nell’intestino, in grado di distruggere molti tipi di antibiotici. I farmaci che vengono resi inefficaci comprendono i carbapenemi, classe di antibiotici utilizzati per infezioni gravi. Il nome deriva dalla prima identificazione, nel 2008, di questa proteina in un cittadino svedese che era stato precedentemente ricoverato in India, a New Delhi. L'NDM rappresenta un nuovo meccanismo di antibiotico-resistenza, sviluppato da batteri normalmente presenti nella flora intestinale umana che possono diventare virulenti in seguito all’esposizione prolungata a determinati antibiotici. La capacità di resistere agli antibiotici rende pertanto pericolosi questi batteri, soprattutto in pazienti fragili, già colpiti da gravi patologie o immunodepressi.

Cosa è stato fatto in Toscana

Fin dalle prime segnalazioni tra marzo e aprile del 2019 la tematica è stata affrontata dal tavolo regionale Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza e al coordinamento dei direttori sanitari, chiedendo di allertare il sistema di controllo e prevenzione delle infezioni in ogni presidio ospedaliero e instaurando un sistema continuo di feedback tra aziende e Regione. Inoltre è stato avviato una contatto con il ministero, che ha portato all’emanazione della circolare ministeriale del 30 maggio 2019, rivolta ai presidi ospedalieri e alle varie regioni, per mettere in atto tutte le necessarie precauzioni che in Toscana erano già attive sin dai primi casi.

L’assessorato alla salute ha costituito a maggio 2019 un’unità di crisi che ha prodotto un documento di indicazioni regionali per il contrasto alla diffusione di batteri NDM. Le aziende sanitarie toscane hanno messo in atto tutti gli interventi volti a sorvegliare l’evoluzione del fenomeno tramite screening attivo, a rinforzare le procedure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e ad adottare schemi terapeutici più adeguati per il trattamento delle infezioni da batteri NDM.

Tali interventi sono volti a controllare la diffusione del fenomeno ad altre aree della Regione. Di particolare importanza per le politiche di prevenzione e controllo delle infezioni è la sorveglianza attiva delle colonizzazioni nei pazienti ammessi negli ospedali. La ricerca attiva dei batteri NDM riguarda i pazienti ricoverati in reparti specifici (terapie intensive e sub-intensive, oncologia, oncoematologia, trapianti, cardiochirurgia, malattie infettive, area medica, riabilitazione) oppure pazienti che presentino caratteristiche di rischio, ricoverati in altri reparti. Questo monitoraggio, fino al 31 agosto ha portato a identificare 708 ricoverati portatori del ceppo batterico: su questi ricoverati sono state applicate misure igieniche di contenimento.

ARS, che partecipa all’unità di crisi, è impegnata nel monitoraggio continuo del fenomeno in stretta collaborazione con l’assessorato e le aziende sanitarie della Toscana.

Le precisazioni dell'assessore Saccardi

L'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi ha risposto in consiglio regionale a un'interrogazione del consigliere di FI Fabrizio Marchetti, ed ha reso noti i dati del monitoraggio riepilogando tutte le azioni messe in atto sin dall'inizio dalla Regione, in costante contatto con il Ministero della Salute: tra queste, la costituzione, il 27 maggio, dell'unità di crisi regionale, tuttora attiva, della quale fanno parte professionsiti esperti in materia di infezioni correlate all'assistenza nelle diverse discipline coinvolte, del Ssr, dell'Ars e del Grc (Centro regionale gestione rischio clinico); e il decreto del 26 luglio, con tutte le indicazioni alle aziende sanitarie per quanto riguarda le misure di prevenzione e controllo per il contenimento della diffusione dell'epidemia.

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