Bimbo aretino nasce con l'intestino nel torace: salvato con rarissimo intervento

Il piccolo è stato operato per tre ore all'ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena: gli organi interni sono stati riposizionati grazie alla chirurgia mini-invasiva. Tempestivo l'operato dei medici di Arezzo subito dopo la nascita

Una catena fatta di tempestività e competenze, dalla nascita al termine della delicata operazione. Così un neonato aretino che presentava una grave malformazione è stato salvato: decisiva la collaborazione tra le strutture dell'ospedale San Donato di Arezzo, dove il piccolo è nato e dove i sanitari si sono attivati per stabilizzarlo e metterlo in sicurezza, e il Santa Maria alle Scotte di Siena, dove il bambino è stato poi operato. Un intervento complesso e tra i pochi in Italia che ha permesso di far continuare a vivere un bimbo nato con gli organi addominali nel torace a causa di un’ernia diaframmatica.

Un'operazione di chirurgia mini-invasiva: 3 piccoli fori

L'operazione è stata effettuata dall’équipe di Chirurgia pediatrica, diretta dal professor Mario Messina, in collaborazione con l’ospedale di Arezzo.

"Appena nato – spiega il professor Messina – i colleghi di Arezzo si sono subito resi conto del problema e si sono attivati per stabilizzare il distress respiratorio del bambino, mettere in sicurezza il piccolo e organizzare il trasferimento a Siena. Il neonato – prosegue Messina – è stato operato in toracoscopia, una procedura chirurgica mininvasiva che con tre fori nell’addome, due da 3 millimetri e uno da 5 millimetri, ha permesso di riposizionare gli organi interni, in particolare spostando dal torace il colon e l’intestino e mettendoli al loro posto nell’addome, e di chiudere l’ernia diaframmatica che metteva in collegamento il torace con l’addome".

L'intervento è durato circa tre ore: ora tornerà ad Arezzo

L’intervento - fanno sapere dalle Scotte - è stato eseguito dal professor Francesco Molinaro con la dottoressa Rossella Angotti, insieme all’anestesista Tommaso Bacconi e agli infermieri Roberta Piazzi e Angelo De Lucia. Con loro, tutto il personale di sala operatoria.

"L’intervento – aggiunge il professor Molinaro – è durato circa tre ore ed è stato tecnicamente complesso perché gli spazi per le manovre operatorie erano molto ridotti e le difficoltà respiratorie presenti erano importanti, ma abbiamo preferito l’utilizzo della chirurgia mininvasiva perché questa procedura consente un più rapido decorso operatorio e una miglior risposta da parte del piccolo paziente. Dopo un ricovero in Terapia Intensiva Neonatale, affidato alle cure dell’équipe della dottoressa Barbara Tomasini, il piccolo ha iniziato a mangiare e dopo pochi giorni è tornato a casa. Il follow up sarà seguito dai colleghi di Arezzo".

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