Volantini xenofobi in via Piave. Don Osemwengie Anthony Omoregie: "Saione non è razzista"

"Un brutto gesto commesso da chi non è del quartiere perché qui nessuno si permetterebbe di compiere un atto del genere"

Don Osemwengie Anthony Omoregie

"Chi ha compiuto questo brutto gesto non vive nel quartiere perché Saione non è un luogo razzista".

Don Osemwengie Anthony Omoregie è nigeriano. Da 10 anni vive in Italia e da cinque ad Arezzo. Per tutti è il cappellano dell'ospedale San Donato, il parroco di Sant'Andrea a Pigli e, su indicazione dell'arcivescovo Riccardo Fontanta, il punto di riferimento spirituale (e non solo) della comunità nigeriana. "Sono il loro punto di riferimento religioso - racconta - mi faccio carico di mediatore per garantire un dialogo corretto con la realtà dove essi trovano casa".

Spesso il parroco lo si incontra per le strade di Saione, quartiere dove le etnie non italiane si mescolano più che altrove. In questa zona lui viene per incontrare propri connazionali e occuparsi di conoscere le necessità materiali e spirituali di questi ultimi. Ed è stato proprio tra queste strade e questi portoni che lo scorso 20 dicembre si è registrato un episodio che ha scosso profondamente la tranquillità di un mattino qualunque. In via Piave negozianti e residenti, hanno trovato per strada dei volantini riportanti la scritta "Negri di merda". Un episodio sconvolgente ma purtroppo non nuovo visto che, due anni fa, venne registrata la stessa identica scena.

"Secondo me - spiega don Osemwengie Anthony Omoregie - la persona che ha fatto questo gesto sapeva perfettamente di commettere qualcosa di brutto e illegale perché opera sempre in maniera anonima. Chi invece è convinto delle proprie azioni non ha paura a mostrarsi. Probabilmente, l'autore - o gli autori - di questo fatto ha pensato di sentersi più importante facendolo. Ma di una cosa sono quasi certo. Chi lo ha commesso non abita a Saione. No, Saione non è per niente razzista. Personalmente, per volontà del vescovo Fontana, mi occupo di seguire la comunità nigeriana. Anche questa mattina ero in via Piave e in questo luogo non si respira diffidenza. Chi vive nel quartiere ha perfettamente chiara la situazione e non ci discrimina in alcun modo e, dal canto nostro, noi nigeriani conviviamo in maniera tranquilla con tutti i residenti". 

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Don Osemwengie Anthony Omoregie è ormai agli effetti un aretino a tutti gli effetti e il suo attaccamento alla città lo dimostra nella sua opera quotidiana come mediatore tra due culture così lontane ma, come noto, che condividono spazi, luoghi e servizi.

"L'integrazione è un concetto che deve sicuramente passare attraverso l'accoglienza - spiega - non può esserci l'una senza l'altra. I paesi che ospitano persone provenienti da altre nazioni devono essere pronti ad ospitare nuove realtà. Però sono convinto che anche coloro che si recano in un luogo che non è quello dove sono nati e vissuti debbano essere pronti ad accogliere la cultura, gli usi e lo stile di vita del paese che gli ospita. Deve instaurarsi un dialogo, il dialogo dell'accoglienza reciproca"

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