Veglia pasquale. L'arcivescovo Fontana: "Se gli aretini smettono di essere divisi si vola"

Un estratto dell'omelia pronunciata da Riccardo Fontana durante la messa di mezzanotte

L'arcivescovo di Arezzo Riccardo Fontana

E' nella notte di Pasqua che l'arcivescovo di Arezzo, Riccardo Fontana, invita gli aretini all'unità e al recupero dei rapporti l'uno con l'altro.
Durante l'omelia della messa di mezzanotte, celebrazione alla quale ieri sera hanno preso parte in centinaia, ecco che dal pulpito la guida spirituale della diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro rivolge a tutti un invito affinché vengano superate le divergenze. 

"Fratelli e sorelle nel Signore la bontà di Dio ci ha raccolti questa notte per ringraziarlo in un modo, forse un po' goffo, però il nostro animo è pieno di ringraziamento perchè la fede comune ci dice che la morte è vinta e che se ti impegni anche il male sarà tenuto a bada. 

Questa veglia vuole essere l'immagine della vita. Siamo parititi dalla creazione per dirti che alla fine del percorso c'è una grande festa.
Quasi in punta di piedi parteicpiamo a questa liturgia con il timore di sciupare la sacralità di questo momento. Questa è la notte dei bilanci, non di quelli economici, è la notte che ci mette ancora davanti ad un bivio: te che vuoi fare? Io che voglio? Fidarci di Dio o no?

Papa Francesco dice di recuperare l'ecologia dello spirito. Care ragazze che siete in chiesa, qualunque sia il numero degli anni della vostra anagrafe, cari uomini qua convenuti, ce la sentiamo di fare come quelle colombe antiche capaci di portare l'ulivo della pace dentro Arezzo, dentro le famiglie, dentro le relazioni politiche, nelle nostre storie di lavoro?

Facciamo memoria dell'esodo antico. Andiamo a tirare fuori anche l'esodo antico quanto il popolo di Israele quando i discendenti di Giacobbe erano tenuti schiavi e non credevano ci fosse via d'uscita. Gridavano a Dio e Dio li ascoltò. Aretini Dio ascolta. Ti pare che sia da un'altra parte ma ascolta. Certo tocca passare il Mare Rosso delle nostre insicurezze.

Ci va di distruggere la malizia che abbiamo dentro? Quella vena di cattiveria che ci portiamo?
Questa è la notte di scegliere la qualità. Donne forti, uomini veri per arrivare alla promesssa di DIo.
Questa è la notte della Pasqua del Signore. Stanotte noi ce la sentiamo di ripartire?
Vi siete accorti che ci sono adulti in città che chiedono il battesimo? E' una meraviglia che va contro chi dice che la fede non c'è più.

In questa terra francescana della Verna mi piace dire "o Signore fai di me strumento della tua pace".
Il dono dell'ascolto. Non ci ascoltiamo più. Non si ascoltano più i mariti con le mogli, non ascoltiamo più Dio. Forse non ascoltiamo Dio. 
Ti chiediamo o Signore che l'acqua del battesimo che scende sul capo di questi giovani che ci vengono a chiedere di essere cristiani faccia rivivere quel battesimo che abbiamo ricevuto tutti. Ti chiediamo o Signore il dono dell'eucarestia.

Siamo tanti ma finché ognuno farà gli affari suoi non si combina niente. Bisogna infrangere la barriera che ci divie. Vogliamo sognare stanotte un Arezzo che comunica, che discute, che parla dei problemi comuni?
Vogliamo chiedere al Signore di farci impastare un'unica realtà? Se gli aretini smettono di essere divisi di vola, si riprende il ritmo. Pasqua vuol dire cambaire".

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