Tunia, il vino naturale di Chiara e Francesca. Molta grinta e un po’ di follia

Mollare tutto e investire in un sogno. Un salto nel buio, un’avventura che molti desiderano. Pochi, poi, hanno il coraggio di intraprenderla. Alcuni la definirebbero follia, forse con l’amarezza di chi ha preferito non rischiare. Ma la parola giusta è “determinazione”. Francesca e Chiara hanno frequentato l’università a Pisa negli stessi anni per poi ritrovarsi […]

Chiara Calcagno
Chiara Calcagno
Invia per email  |  Stampa  |   22 ottobre 2015 12:39  |  Pubblicato in Attualità, Arezzo


Mollare tutto e investire in un sogno. Un salto nel buio, un’avventura che molti desiderano. Pochi, poi, hanno il coraggio di intraprenderla. Alcuni la definirebbero follia, forse con l’amarezza di chi ha preferito non rischiare. Ma la parola giusta è “determinazione”. Francesca e Chiara hanno frequentato l’università a Pisa negli stessi anni per poi ritrovarsi una dipendente di una cantina come enologa, l’altra impiegata in banca. Nella testa si faceva spazio un progetto. Troppo giovani ed entusiaste per far svanire il loro sogno con un sospiro e una scrollata di spalle, si sono messe alla ricerca della loro tenuta, ovunque essa fosse. E l’hanno trovata a Civitella in val di Chiana nel 2008. L’anno successivo si è svolta la prima vendemmia.

Tunia116L’azienda si estende su una superficie di 25 ettari in cui dominano i vecchi vigneti di sangiovese e di trebbiano, messi a dimora nel 1970, affiancati da impianti di cabernet sauvignon del 2005. Inoltre, le due ragazze hanno deciso di sovrainnestare del vermentino su una porzione del vecchio trebbiano.

Il nome dell’azienda, Tunia, deriva dal principale dio del pantheon etrusco, in segno di legame antico e rispetto della terra aretina. “Non è facile essere donna in un mondo, come quello agricolo, dominato dagli uomini. In vigna ed in cantina si fa fatica non poco a farsi ascoltare. I primi tempi che organizzavamo eventi e degustazioni, gli ospiti si complimentavano con il fattore credendo che fosse il titolare mentre pensavano a noi due come a delle hostess scelte per l’occasione”.

Ma gli ostacoli sono stati solo uno stimolo nel loro percorso. Il preciso intento di Tunia è quello di lavorare “secondo natura”, mettendo a frutto gli studi di viticoltura ed enologia e accettando la sfida di non manipolare artificialmente i prodotti della terra; né in maniera meccanica né chimica. In questo modo si mantengono – il più possibile – le caratteristiche di partenza dell’uva. Anche lo spumante metodo classico è realizzato senza aggiunta né di zuccheri né di lieviti esogeni.

Tunia240“Ci definiamo vignaioli naturali. I produttori che, come noi, hanno scelto questa filosofia non usano prodotti chimici di sintesi in vigna ed escludono l’uso di sostanze diverse dall’uva durante la vinificazione a parte piccole quantità di solfiti. Quest’ultimi, tanto demonizzati, sono, secondo noi, il male minore in un vino. Sono talmente tante le sostanze che per legge possono essere aggiunte in un vino, anche biologico, che l’assenza di solfiti non è certo garanzia di un prodotto salubre”.

Facendo un po’ di chiarezza, i solfiti hanno una funzione antimicrobica e antiossidante. Il disciplinare europeo stabilisce i limiti del loro utilizzo tenendo conto anche delle zone climatiche molto diverse e, per i vini biologici, le dosi sono di poco inferiori.
“Sottolineiamo comunque che nei nostri vini la quantità massima di solforosa totale è inferiore ai 20 mg/l a fronte di un disciplinare europeo che ammette, per i vini biologici, fino a 150 mg/l. Di fatto la normativa per il vino biologico – continuano Chiara e Francesca – con le restrizioni ridicole che ha, invece che essere garanzia di prodotti più genuini non fa altro che far sembrare ‘meno chimici’ molti vini convenzionali”.

Il vino forse più noto dell’azienda è il Chiarofiore: servono ben quattro vendemmie, ognuna con relativa vinificazione, per assemblare un vino bianco di inconfondibile personalità, diverso da ogni altro. Il trebbiano, l’uva prevalente in questo vino, viene in parte raccolto anticipatamente per fornire la giusta spalla di acidità, in parte a perfetta maturazione insieme al vermentino; infine in vendemmia tardiva, quando già l’uva accresce il suo grado zuccherino e viene attaccata dalle muffe nobili. Le quattro parti vengono vinificate separatamente.

Tunia-Chiarofiore

 

Cantomoro, invece, è un cabernet sauvignon 100%. Nasce da viti impiantate nel 2005 che, pur essendo ormai nel momento di maggior produttività, danno solo 500 grammi di uva per pianta. Fermentato con lieviti autoctoni, questo vino subisce una macerazione lunga 30 giorni, poi al 60% viene fatto maturare per 24 mesi in grossi tini di rovere, il resto in acciaio; viene quindi imbottigliato e lasciato affinare per altri 24 mesi prima di essere messo in commercio. Altro rosso è il Chiassobuio, dal nome del torrente della tenuta: 90% sangiovese e 10% di canaiolo e colorino. Punta più sull’eleganza che sulla forza e mostra tannini delicati e un’ampia gamma di sentori che si arricchiscono nel tempo. Chiudono il quadro il recente Sottofondo, metodo classico con uve trebbiano, il vin santo, puro omaggio alla tradizione toscana e la grappa, ottenuta proprio dalle vinacce del vin santo.

Tunia-Cantomoro

Indirizzo: Via della palazzina, località Dorna, Civitella in val di Chiana

E-mail: info@tunia.it

Web: www.tunia.it

Vini bianchi: Chiarofiore

Vini rossi: Chiassobuio, Cantomoro

Spumante: Sottofondo

Altri prodotti: vin santo, grappa di vin santo, olio extravergine di oliva

 Chiara Calcagno 
Chiara CalcagnoClasse 85, nata e cresciuta in Maremma, lavoro a Firenze da alcuni anni. Non mi bastavano due terre da amare, per vivere ho scelto Arezzo. Laureata in media e giornalismo, ho danzato fra varie redazioni sperimentando tv, radio, carta stampata e online. Ho lavorato con Luca Telese a Pubblico, adesso collaboro con il Corriere Fiorentino. Mi mantengo però con l'altra mia passione, l'enologia: sommelier e brand manager per un'azienda che esporta vino in Cina.
Altre dall'autore »
blog comments powered by Disqus