Tra ansia, depressione, destrutturazione dei ruoli educativi e droghe. La salute mentale ad Arezzo 40 anni dopo la Legge Basaglia

Le persone che ogni anno vengono seguite dai professionisti della salute mentale della Asl aretina sono circa 2.000. La stragrande maggioranza di loro ha dai 30 anni fino ai 60 e soffre di ansia e depressione. Soltanto il 2-3% di questi ha delle...

Le persone che ogni anno vengono seguite dai professionisti della salute mentale della Asl aretina sono circa 2.000.

La stragrande maggioranza di loro ha dai 30 anni fino ai 60 e soffre di ansia e depressione. Soltanto il 2-3% di questi ha delle psicosi più profonde e per le quali sono necessarie cure prolungate nel tempo.

Gli over 70 in cura invece, rappresentano una percentuale molto più circoscritta e spesso richiedono aiuto per problemi di depressione, spesso causata da perdite e lutti.

Infine la fetta giovane della popolazione, adolescenti e pre adolescenti. Questi ultimi non si presentano quasi mai spontaneamente agli sportelli della Asl. Qui vi arrivano previa richiesta specifica da parte di terze persone. Sono la fetta meno popolosa ma decisamente più complessa e monitorata che richiede delle attenzioni e interventi mirati. La necessità di fare un punto su quello che è lo stato dell'arte per quanto riguarda il comparto della salute mentale arriva in concomitanza con il 40° compleanno della legge 180, altrimenti nota come Legge Basaglia.

Il 13 maggio 1978 venne approvata la normativa che di fatto ha dato vita al Sistema Sanitario Nazionale. Il nome che porta è quello di Franco Basaglia, stimato psichiatra e neurologo, nonché fiero sostenitore di quello che è stato il sistema e l'approccio alla salute mentale. Un esempio sul quale, soprattutto in epoca moderna, si è basato il servizio aretino.

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Coordinato dal dottor Giampiero Cesari, il reparto di salute mentale comprende: 11 psichiatri, 40 infermieri circa, 2 psicologi, 2 coordinatori infermieristici, 5 educatori, 2 impiegati per l'amministrazione, 3 assistenti sociali.

A loro spetta la gestione sia del reparto che delle due residenze sanitarie psichiatriche protette, dei 6 appartamenti adibiti a residenza assistita e, infine, grazie alla collaborazione con il personale della cooperativa Progetto 5, viene garantita assistenza all'interno dei centri diurni e negli appartamenti dove viene messo in pratica il progetto di coabitazione collettiva dove più pazienti con problemi di salute mentale, sperimentano percorsi di convivenza e mutua assistenza. Secondo quanto riscontrato dal dottor Giampiero Cesari, gli ambiti di intervento maggiormente ricorrenti sono tre: abuso di sostanze stupefacenti (soprattutto su utenti tra i 12 e i 18 anni), disagi dovuti all'educazione e inattività lavorativa o perdita dell'impiego (migranti e over 50). "Per quello che riguarda l'abuso di droghe - spiega Cesari - soprattuto in età adolescenziale genera delle problematiche molto gravi. Le sostanze utilizzate al giorno d'oggi, anche quelle considerate "droghe leggere", rispetto al passato sono spesso contenenti agenti chimici che danneggiano profondamente lo sviluppo celebrare dei giovanissimi. Non sono infatti da escludere problematiche a lungo termine se non permanenti. Altro problema invece quello riguardante l'educazione e il rapporto genitori-figli. Molto spesso riscontriamo una grande richiesta di intervento in questo ambito. Ancora una volta i destinatari sono i più giovani i quali si trovano molto spesso a vivere dei rapporti educativi "in pari" ovvero, non riconoscendo quasi più del tutto l'autorità genitoriale. Questo non è mai consigliabile. Un genitore deve essere rispettato e rappresentare una guida per il proprio figlio. Altrettanto i figli hanno bisogno di fare esperienze individuali e scevre da supervisioni e controlli maniacali. Infine l'ultimo ambito di intervento. Quello riguardante l'inattività e l'inserimento sociale. Entrambe le situazioni possono generare un forte stato di stress emotivo e disturbi. Gli esempi più calzanti sono quelli che ci troviamo ad affrontare per quanto riguarda i richiedenti asilo. Molti di essi arrivano in Italia con un forte disturbo post traumatico da stress. Il fatto che non possano lavorare, inserirsi correttamente nella società e realizzare il proprio io li rende facili vittime di psicosi e problematiche di carattere psichiatrico. Stesso vale per gli uomini (è il genere maschile quello più colpito) che perdono il lavoro in età adulta. In questo senso, soprattutto tra il 2008 e il 2009, abbiamo registrato delle crescite di utenti maschi over 50 reduci da licenziamenti o perdite del lavoro con importanti problematiche di salute mentale". /attualita/migranti-l11-in-cura-per-problemi-psicologici-lavoro-via-per-lintegrazione-e-sostegno-alla-persona/

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