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"Abitando qui ho più voglia di vivere e di stare bene con gli altri" parlano gli ospiti di Casa Federico

Emozionante inaugurazione questa mattina alla presenza di volontari, ospiti e di tutta la rete che ha reso possibile aprire questa seconda casa di accoglienza per chi un tetto non ce l'ha

 

Quali migliori parole per inaugurare Casa Federico se non quelle delle persone ospiti della Fraternità Federico Bindi? Sono proprio loro che durante l'inaugurazione della seconda Casa Federico hanno voluto dare un segno, un significato profondo a quanto reso realtà.

Così Luca Benelli e Adamo Minucci che abitano nella casa in zona San Lorentino e Pasquale Saggese che è ospitato nella Casa Federico di via Libia, hanno reso a tutti la profondità di questo progetto. "Abitare qui, nonostante i miei problemi, significa vivere meglio, avere degli amici, confrontarmi e quando esco ho più voglia di fare le cose, di aiutare e di stare bene con gli altri, visto che faccio anche volontariato" ha detto Luca. "Ringrazio tutti volontari che ci aiutano e Don Dino Liberatori che deve avere un po' di pazienza con me, ma sto cercando davvero di rimettermi in riga" ha detto Adamo e poi è intervenuto Pasquale venuto a salutare tutti anche se lui abita nella prima Casa Federico "io non avevo nulla, dormivo in un treno, devo tutto alla Fraternita Federico Bindi e Maria Grazia io la chiamo mamma."

"Non è assistenzialismo" ha precisato Cristiano Rossi della Fraternità "il nostro è un progetto pedagogico, educativo, di accompagnamento verso la ripresa in mano della propria vita e così ci auguriamo ben presto di non vedere più qui le loro facce, vorrà dire che hanno riconquistato la loro autonomia sociale ed economica."

La Casa Federico che si trova fuori Porta San Lorentino è stata messa a disposizione in affitto dal Seminario di Arezzo: si tratta di una struttura ampia, con 3 camere doppie, 2 bagni 1 grande cucina e 1 grande salone. Qui già vivono Luca, Adamo, che tra l'altro si è occupato di molti lavoretti per ristrutturare la casa, e altre 4 persone per un totale di 2 donne e 4 uomini, alcuni dei quali non erano presenti questa mattina all'inaugurazione perché, fortunatamente, hanno un lavoro.

Sono passati pochi giorni dal decimo annniversario della scomparsa di Federico Bindi, il 25 novembre del 2009, ma "quanti semi ha gettato Federico che continuano a germogliare" ha detto l'amico Cristiano che con l'appoggio della mamma di Federico e di altri volontari porta avanti progetti che proprio con lui erano partiti come la mensa per i poveri. "Non posso che esserne fiera" ha detto emozionata Maria Grazia, che nel tragico momento della scomparsa del figlio volle intitolare a lui la Fraternità.

La casa ha anche due coordinatrici volontarie Bruna Giovannini e Giovanna Raguso, due punti di riferimento in più per gli ospiti, per i loro bisogni, per i problemi da risolvere e per offrire aiuto in ogni momento in cui ci sia necessità. "Dalle medicine se qualcuno sta male, fino all'aiuto nel fare alcuni documenti, operiamo per sostenere questo loro percorso, ma è molto più quello che loro danno a me" racconta Giovanna che di lavoro fa l'insegnante alle scuole superiori.

"Ci sono momenti di condivisione molto belli, come cucinare e mangiare insieme, raccontarsi le cose che sono successe durante la giornata, poi ci sono anche momenti difficili, come in tutte le famiglie, perché loro son una famiglia, con qualche problema in più" spiega infine Bruna Giovannini.

Occhi e parole emozionate anche da parte di Daniela Ceccarelli della sezione soci Coop di Arezzo e di Daniele Lanini della Fondazione Un Cuore si Scioglie perché incontrando la Fraternità e credendo nel loro progetto ne sono rimasti profondamente colpiti e sono stati al suo fianco con convinzione ed entusiasmo.

Una rete di raccolta fondi per dare un tetto a chi non ce l'ha

La benedizione non poteva che arrivare da Padre Raffaelle Menniti direttore del seminari con al suo fianco Don Dino Liberatori, guida spirituale del percorso di co-housing e delle persone che ne fanno parte.

Casa Federico rappresenta un modello di riferimento, è evidente, per come il progetto è stato costruito e portato a compimento, per come offre una risposta misurata, praticamente personalizzata e a dimensione umana, nella città di Arezzo.

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