"Saione è il quartiere più vivo di Arezzo: serve inclusione, non razzismo"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Giuseppe Giorgi

Ci scrive Giuseppe Giorgi, osservatorio Demos.

Ormai da qualche anno a questa parte è opinione comune dei cittadini aretini che nel quartiere di Saione la microcriminalità in stretto rapporto con la multietnicità presente nel quartiere (anche se non solo a Saione, anzi...) rendono la zona poco ambita in termini residenziali e commerciali; analizzando invece le compravendite immobiliari (in un momento di contrazione del mercato) e la crescita del numero di attività commerciali si evidenzia che il quartiere è forse il più vivo di Arezzo in termini di offerta immobiliare, dei servizi offerti al cittadino e di appetibilità commerciale in genere.

Questa la premessa, a cui segue una ricostruzione storica.

In questo quadro di futuro sviluppo e/o di rilancio della zona Saione, che storicamente è stata una delle zone commerciali più importanti di Arezzo a partire dagli anni Sessanta e ha mantenuto il suo prestigio fino a qualche anno fa, si inserisce la visione politica di un amministrazione cieca che ha visto proprio durante il suo mandato l’esplodere della microcriminalità, nonostante le grandi battaglie a suon di comunicati e propositi pre e post elettorali, e dello spaccio di sostanze stupefacenti, in special modo nell’asse che va dal retro della stazione ferroviaria fino al parco del Pionta interessando tutte le vie limitrofe; la scarsa capacità politica di governare gli effetti della crisi del 2011, in contemporanea ad una mancata visione progettuale sul quartiere e l’ “ingenua” sicurezza di affrontare un problema complesso con qualche blitz estemporaneo delle forze dell’ordine è stato ottenuto il risultato di acuire la percezione di degrado e pericolosità della zona con ripercussioni oggettive sul valore degli immobili favorendo un mancato ricambio generazionale, poche famiglie aretine oggi hanno deciso di stanziarsi con le loro famiglie nel quartiere acquistando un immobile, molti immobili risultano venduti e affittati, o solo affittati, a persone e famiglie italiane o provenienti da altri paesi europei o extracomunitari. Lo spaccio di sostanze stupefacenti e le cattive frequentazioni nella zona del parco del Pionta sono aumentate tanto da renderlo inaccessibile in molti orari a bambini , ragazzi e famiglie.

Quindi le considerazioni finali.

I residenti di Saione, e non solo, oggi sono persone di origini diverse integrate in società, famiglie con bambini italiani, che richiedono spazi destinati a sviluppare modelli di condivisione e di socialità comune, spazi di relazione fra cittadini dove cittadini, associazioni possano partecipare a progettare una vita insieme e migliorare la qualità di vita del quartiere. Con la mancanza delle circoscrizioni è venuto meno un punto nevralgico della comunità nel quartiere e credo sia nell’interesse di tutti riconoscere che lo sviluppo della società in relazione alla composizione etnica, demografica alla residenza in termini di tempo ci indicano che il momento della prima integrazione sia quasi alle spalle e che ad oggi a Saione (nello specifico ma in genere in molte città italiane) probabilmente andrebbero valutati modelli di inclusione, modelli (sì, di inclusione) a volte automatici come negli asili e scuole dove convivenza di bambini e ragazzi italiani e non di origini diverse è semplice normalità e assenza di qualsiasi diversità, ma che non si ritrovano fra adulti per assenza di infrastrutture materiali e immateriali, momenti di convivialità, condivisione dello stare insieme e il poter condividere i problemi della vita del quartiere adottando soluzioni e strategie comuni, responsabilizzando tutte le persone verso una società più civile e consapevole rifuggendo il razzismo, l’intolleranza e la discriminazione favorendo la qualità di vita di tutte le persone attraverso la creazione di relazioni positive.

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