Dottor Magnolfi: "Il buonismo che imperversa in questi tempi di coronavirus è stomachevole"

Alcune riflessioni dettate dal momento attuale riguardo l’epidemia di coronavirus

Riceviamo e pubblichiamo dal dottor Fabrizio Magnolfi.

Magnolfi è stato primario della Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, direttore del Dipartimento di Medicina Specialistica della Usl 8 di Arezzo e poi direttore dell’area funzionale di Medicina Specialistica della Azienda Usl Toscana Sud Est.

Il buonismo che imperversa in questi tempi di coronavirus è stomachevole. Improvvisamente ci scopriamo tutti buoni, tutti italiani, tutti patrioti, tutti disponibili verso il prossimo, tutti pronti a rispettare le regole. Siamo diventati così buoni che non ce l’abbiamo più neanche con gli immigrati. Forse perché improvvisamente ci siamo scoperti vulnerabili, fragili, esposti al virus e alla ruota della fortuna che il virus fa girare. Per cui avvertiamo il bisogno di riflettere, di comunicare, di fare gruppo, anche virtualmente, rimanendo in casa e affacciandosi alla finestra o sul balcone. Sentiamo il bisogno di riscoprire affetti a lungo sopiti o di rinsaldare amicizie poco frequentate, in previsione di un futuro incerto e minaccioso. E sentiamo il bisogno di esprimere la nostra vicinanza a tutti coloro che operano a vario titolo per proteggerci da questo terribile aggressore. I ringraziamenti verso il personale sanitario si sprecano. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari (OSS), soccorritori non hanno mai ricevuto tanti ringraziamenti come in questo periodo.

Ma analizziamo da chi vengono questi ringraziamenti.

Intanto dai comuni cittadini, gli stessi cittadini che fino ad un mese fa minacciavano di denuncia ad ogni piè sospinto gli operatori sanitari, specie quelli impegnati in prima linea nei 118 e nei Pronto Soccorso o nelle Terapie Intensive, ogniqualvolta le cose non andassero per il verso giusto, senza mai valutare a fondo  se ci fossero reali responsabilità di qualcuno. Gli stessi cittadini che fino a ieri stavano col fiato sul collo ai medici dei vari reparti di degenza, con atteggiamento sospettoso o finanche minatorio, disposti solo ad accettare la guarigione dei propri congiunti ma non l’ipotesi di un esito sfavorevole se non infausto. Gli stessi cittadini pronti a reclamare per le lunghe liste di attesa e ad imputarne la colpa agli operatori stessi, senza chiedersi se il problema non fosse per caso a monte e dipendesse piuttosto dalla attribuzione di personale e di apparecchiature  e di spazi di lavoro da parte dell’Amministrazione. E allora ci si può porre una domanda: si tratta degli stessi medici tanto vituperati o sono diversi?  E se sono gli stessi, non viene forse da pensare che sempre i medici hanno operato al massimo delle loro possibilità, con abnegazione, senza tener conto di orari di lavoro e non sottraendosi ai rischi che la loro professione comporta? Non viene da pensare che se sono eroi ora, forse erano eroi anche prima?

I ringraziamenti vengono anche dai media (stampa e televisione in testa), che sono sempre stati in prima fila a denunciare qualsiasi caso di presunta malasanità e che in questo modo hanno contribuito sensibilmente a favorire la cosiddetta medicina difensiva, cioè la richiesta esagerata di esami e di consulenze da parte dei medici per ridurre il rischio di ricevere un avviso di garanzia per imperizia, imprudenza e negligenza. Stampa e televisione hanno sbattuto spesso e volentieri in prima pagina i medici, dipinti come cialtroni o irresponsabili, insinuando sospetti gravissimi  e sottoponendoli ad un linciaggio mediatico insopportabile, ma si sono  sistematicamente dimenticati di riportare con uguale risalto il “non luogo a procedere” o l’assoluzione con formula piena perché “il fatto non sussiste” degli stessi medici. Ogni anno vengono intentate 35 mila nuove azioni legali contro i medici ; ad oggi ne sono attive 300 mila: il 95% si conclude con il proscioglimento!  

I ringraziamenti vengono infine dai politici e dagli amministratori che i politici hanno messo a capo delle Unità Sanitarie Locali. Qui l’ipocrisia raggiunge i massimi livelli. 

Dove erano questi personaggi quando già parecchi anni fa era chiaro che ad un certo punto sarebbero mancati medici ed infermieri nel Servizio Sanitario Nazionale in virtù di un numero chiuso mal concepito? E quando si sapeva che sarebbero mancati gli specialisti in rapporto alla scarsità delle borse ministeriali  bandite per le varie specializzazioni? Ma soprattutto dove erano questi politici e questi amministratori quando hanno permesso di tagliare circa 37 miliardi di euro di fondi al SSN negli ultimi 10 anni e quando hanno fatto a gara per chiudere ospedali e ridurre il numero dei posti letto? E quando hanno imposto ai  responsabili di Unità Operativa la liturgia della discussione di budget per cui ogni anno a isorisorse o a risorse calanti dovevano impegnarsi a garantire una produttività aumentata attraverso il raggiungimento di obiettivi sempre più sfidanti? E come giustificano la loro schizofrenia, per cui fino a pochi mesi fa i medici ospedalieri sarebbero dovuti andare in pensione prima possibile per far posto ai più giovani (senza chiedersi se questi giovani c’erano davvero) e specie i primari erano visti come un peso, un fardello di cui liberarsi e ora invece chiedono a tutti con il cappello in mano di rimanere fino a 70 anni e addirittura arrivano a richiamare in servizio quelli già pensionati?

E del tutto recentemente come è possibile che dopo quanto era accaduto in Cina ci siamo fatti trovare impreparati e abbiamo scoperto troppo tardi di non disporre di un numero sufficiente di mascherine con determinate caratteristiche di sicurezza e in generale dei dispositivi di protezione individuale (DPI), facendo correre gravi rischi ai medici e agli infermieri?  E addirittura è possibile che solo ora ci siamo resi conto di dipendere dall’estero per tali presidi?

Ma perché tutti non riscopriamo un certo senso del pudore e non ammettiamo una sana vergogna per i comportamenti adottati prima dell’insorgenza dell’epidemia di coronavirus? E viene da chiedersi se poi qualcuno pagherà per la miopia dimostrata in questi anni, o tutti la faranno franca in nome di un malinteso buonismo? Qualcuno avrà il coraggio di assumersi la responsabilità, anche solo parziale, di quanto è accaduto? Ognuno dia la sua risposta!

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Fabrizio Magnolfi

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