Cresce la protesta sul centro unico di cottura: il doppio dei partecipanti alla seconda assemblea. Amministrazione assente

Partita la costituzione effettiva del comitato

L'assemblea de La Pace

Sembra davvero allargarsi a macchia d'olio la protesta contro il centro unico di cottura per le mense del Comune di Arezzo. Il segnale evidente è arrivato dalla seconda assemblea organizzata dal movimento che si è tenuta ieri sera al circolo polivalente de La Pace e che ha visto praticamente il doppio dei genitori presenti rispetto a quella di sabato scorso.

Tante le scuole rappresentate e tanti i mal di pancia rispetto al sistema al vaglio della valutazione del Comune di Arezzo per la refezione scolastica che tocca i bambini dagli asili nido fino alle scuole elementari. 

Le attuali cucine interne, dodici in tutto, rischiano la chiusura se fosse mandato avanti il project financing in base anche al progetto presentato dall'attuale gestore, cioè la Elior. 

Al dibattito, dai toni accesi, non ha però preso parte l'amministrazione invitata nelle persone del sindaco, del vicesindaco con delega alla manutenzione Gamurrini e dell'assessore alla scuola Lucia Tanti. 

Del consiglio comunale presenti invece i consiglieri comunali Roberto Bardelli del gruppo misto in appoggio alla maggioranza e Alessandro Caneschi del Pd. In sala è intervenuto anche l'ex assessore alle opere pubbliche Franco Dringoli.

Tanti i temi toccati, da quello educativo alla qualità, da quello economico a quello ambientale. 

Il gruppo di lavoro ha letto, di fronte agli oltre 100 genitori presenti, un documento che sarebbe stato letto direttamente all'amministrazione se fosse stata presente, ma che è poi stato spedito  agli assessori e al sindaco.

Il documento chiede loro di essere lungimiranti e di rivalutare l'ipotesi del centro unico di cottura, una progettualità di oltre venti anni fa che viene accantonata da alcune città che già l'hanno sperimentata perché avrebbe comportato il verificarsi proprio delle attuali preoccupazioni delle famiglie aretine, come ad esempio i tempi di cottura dei cibi lontani da quelli di consumo, il trasporto per lunghi chilometri e l'abbassamento delle temperature sul piatto, solo per fare alcuni esempi, senza tralasciare le criticità che comporterebbe un'assegniazione al privato per lungo tempo (come i 20 o 30 anni prevedibili in questo caso).

Sul finire dell'assemblea il movimento ha votato praticamente all'unanimità la decisione di costituirsi in comitato, azione che verrà formalizzata in tempi stretti e poi una serie di iniziative di protesta contro il centro unico di cottura, chiedendo anzi di mantenere le cucine attuali, rafforzandole e avviando un'inversione di tendenza riaprendo quelle di Fonterosa e di San Giuliano che sono state chiuse da pochi mesi.

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