Polizia Provinciale: gli agenti aretini protestano in Regione

Ci saranno anche i rappresentanti sindacali degli agenti aretini della Polizia Provinciale domani davanti al consiglio regionale toscano per protestare sull'incertezza lavorativa che li attende nel futuro prossimo. Lo stato di agitazione è...

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Ci saranno anche i rappresentanti sindacali degli agenti aretini della Polizia Provinciale domani davanti al consiglio regionale toscano per protestare sull'incertezza lavorativa che li attende nel futuro prossimo.

Lo stato di agitazione è ufficialmente proclamato a in tutte le province della regione. Con l'entrata in vigore della riforma, ecco che numerosi dipendenti (tra cui anche quelli aretini) sono in attesa di conoscere quali destinazioni lavorative dovranno raggiungere e le modalità con le quali verranno ricollocati.

Per quello che riguarda Arezzo sono in tutto 98 i dipendenti che dovranno fare le valige. Tra questi ci sono anche 10 agenti e due amministrativi della Polizia Provinciale di Arezzo. Riforma Province: cento dipendenti aretini trasferiti Di seguito il comunicato della RSU Provincia di Arezzo Venerdì 2 ottobre 2015, le organizzazioni sindacali regionali hanno svolto una riunione sulla Polizia Provinciale ed insieme ai lavoratori hanno deciso di indire un nuovo stato di agitazione del personale viste le mancanze di tutele per i servizi erogati e i lavoratori coinvolti, preannunciando per martedì e mercoledì prossimo a Firenze presidi e proteste. La RSU della Provincia di Arezzo, si unisce alla lotta e protesta di domani dei colleghi della Polizia Provinciale e inoltre denuncia quanto segue: - la pubblicazione del cosidetto "decreto Madia" sui criteri per la mobilità del personale delle Province,

- l'imminente scadenza del 31 ottobre 2105 per l'inserimento sul portale nazionale della mobilità per i lavoratori in sopranummero,

- i continui rimpalli tra le istituzioni coinvolte quali Regione, Province e Comuni, che non riescono a dialogare in maniera costruttiva tra Loro, delineano un nuovo allarmante quadro di incertezza per tutti i Servizi erogati ma sopratutto per i dipendenti delle Province in Italia e significativamente in Toscana e quindi anche ad Arezzo. Ancora si prosegue con la volontà di smantellare servizi essenziali - come la tutela della fauna selvatica, il controllo e la repressione dei reati contro l'ambiente, la difesa del territorio- senza soppesare le conseguenze e le riduzioni o i disservizi agli altri servizi pubblici quali la manutenzione delle strade e delle scuole superiori lasciate senza risorse idonee che, insieme alle complicazioni legate al destino dei Centri per l'Impiego o ai nuovi riassetti comunali legati alla gestione della Cultura e del Turismo, prennunciano il fallimento del riordino in corso con pesanti ricadute economiche ed occupazionali che inevitabilmente travolgeranno i cittadini, gli utenti, oltre che i lavoratori della Provincia. Le problematiche sopra elencate sono scaturite dalla mancanza di assunzione di resposnabilità e di scelte sia della Regione che degli enti locali e aggravate dalle nuove disposizioni del Governo che continua a cambiare e modificare le regole sul riordino senza mai tenere conto del destino dei servizi pubblici e dei lavoratori.

La vicenda legata al riordino della Polizia Provinciale dimostra proprio come questa assenza di coordinamento istituzionale e le logiche ragioneristiche nonchè l'insensibilità alle conseguenze sui servizi siano frutto del rimpallo in atto tra Regione Toscana, Province e Comuni.

Per questo la RSU della Provincia di Arezzo, parteciperà al presidio, indetto dalle OO.SS. di categoria presso il Consiglio Regionale di domani a Firenze, richiamando la necessità e l'urgenza di affrontare anche gli altri nodi rimasti in attesa di soluzione e sollecitando immediate soluzioni sia per i lavoratori della Polizia Provinciale - che saranno i primi a subire gli effetti dello scarica barile - sia per gli altri lavoratori impegnati nelle attività delle Province, certi che ulteriori iniziative si aggiungeranno a quella di domani contro questo stallo creato dalla mancanza di decisioni e senso di responsabilità istituzionale.

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