Pasqua e agnelli. Gli allevatori aretini: "Non siamo di fronte ad alcun massacro"

Sono circa 250mila gli agnelli e capretti destinati alle tavole aretine nel periodo pasquale. Le stime sono quelle rese note negli ultimi giorni e che hanno destato, come ogni anno, l'indignazione di tutte le associazioni animaliste attive nel...

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Sono circa 250mila gli agnelli e capretti destinati alle tavole aretine nel periodo pasquale. Le stime sono quelle rese note negli ultimi giorni e che hanno destato, come ogni anno, l'indignazione di tutte le associazioni animaliste attive nel territorio provinciale.

C'è chi lo definisce un massacro, chi "strage degli innocenti" e chi, più cinicamente, lo cataloga come un dato di fatto. Ma gli allevatori?

Nel territorio aretino sono sempre di meno coloro che scelgono di gestire allevamenti di ovini. Si tratta per lo più di scelte aziendali che privilegiano un'altra tipologia di animali da pascolo.

Ma quelli presenti sono tutte realtà sottoposte a rigidissime normative e regolamentazioni riguardanti il trattamento e la crescita degli animali. "I controlli Asl - spiega il direttore della Cia Arezzo Giorgio Del Pace - sono ferrei e anche molto frequenti. Ci sono degli standard precisi sulle dimensioni delle strutture dove vengono ricoverati i pascoli e su come devono essere trattati gli animali da allevamento. Ad Arezzo la situazione è più che nella norma per quanto ci risulta. Non vi sono state segnalazioni su criticità o situazioni particolari. Anche sulla macellazione ci sono delle regole ben precise. Pratiche più soft alle quali devono attenersi tutti gli operatori del settore". Posizione confermata anche da Confagricoltura Toscana che, attraverso la voce della presidente della sezione di prodotto ovicaprino Angela Saba, sottolinea come: "Rispettiamo la libera scelta dei vegetariani o dei vegani, ma dobbiamo evitare facili strumentalizzazioni sulla questione perché non siamo di fronte ad alcun massacro, almeno in Toscana, come invece qualcuno vuol farci credere. L’agnello che arriva sulle nostre tavola non ha subìto sofferenze o accanimenti. Nei nostri pascoli crescono liberi, poi il commerciante li ritira vivi. Vengono storditi come previsto dalla legislazione in materia, poi a quel punto viene macellato”.

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