Niente quaderni, penne e intimo in vendita al supermercato. Scoppia la polemica: "Così non si limitano le uscite"

Tanti gli aretini che non hanno potuto acquistare materiale per la scuola oppure indumenti intimi. La testimonianza di una mamma: "Mio figlio è disabile e per me la biancheria intima è un bene di prima necessità"

Sara è mamma di un bellissimo bambino. Marco, il suo piccolo, ha nove anni ed autistico. Le giornate per loro, al tempo delle restrizioni contro il contagio da Coronavirus, sono molto faticose. “Le difficoltà sono più grandi che mai - racconta la donna - ma nonostante questo rispettiamo le regole che questa brutta situazione ci impone”. Già, rispettare le regole. L’unica vera arma, fino ad oggi conosciuta, per limitare e contenere le infezioni. Niente uscite, niente momenti di socializzazione, niente scuola e, ovviamente, niente spesa se non per necessità impellenti. Una strada in salita per tutti ma, per Sara e Marco ancora ripida (in tutela della privacy dei protagonisti della storia i nomi sono stati cambiati con altri di fantasia ndr).

“Vi voglio raccontare cosa mi è successo oggi in un noto ipermercato di Arezzo. Mio figlio è incontinente. Abbiamo tolto con fatica il pannolino, ma purtroppo vista la sua condizione ha bisogno di tante mutandine. Vado a comprare gli slip nel reparto intimo e mi viene detto da un addetto che, da nuove normative del decreto, non possiamo più acquistarle. Ho dovuto dire la mia situazione, dover segnalare la mia necessità per una disabilità in modo frustrante e umiliante. Il direttore contattato dalla cassiera ha fatto un'eccezione concedendomi di poterle acquistare. Capisco che giustamente devono far rispettare le leggi, ma non è un controsenso non poter comprare un paio di slip? Per me è un bene primario e il mio pensiero è andato a bambini come mio figlio e agli anziani che non possono acquistare online”.

Una situazione difficile che mette a dura prova la tenuta psicologica delle famiglie e delle categorie più fragili della popolazione. Sono infatti molti coloro che in queste ore si chiedono se non sia necessario rivedere alcuni aspetti legati agli acquisti dentro i supermercati. “Se devo limitare quanto più possibile le uscire - domandano alcuni aretini - per quale ragione non posso comprare tutto quello che mi serve in un unico luogo? Che senso ha fare la spesa e poi uscire di nuovo da casa per comprare, ad esempio, materiale per la didattica?”. Sì perché, come testimoniato da alcuni genitori, in questi ultimi giorni in certi supermercati non è stato possibile comprare quaderni, penne, cancelleria, libri e quant’altro non sia un bene di prima necessità. “Ma le scuole però continuano giustamente a fare didattica online - continuano alcuni genitori - E allora come si coniuga il limitare le uscite con il fare compere in più luoghi?”. Resta sempre l’opzione dell’acquisto online ma “non ha senso - continuano le famiglie - oltre al fatto che potrebbero innescarsi meccanismi speculativi come abbiamo già visto per l’Amuchina o le mascherine, ma si va gravare sul sistema della logistica e dei corrieri che sono decisamente in difficoltà”.

Molti hanno affisso dei cartelli nei reparti dove si trova la merce non acquistabile. Altri invece lasciano il compito alle cassiere che, al momento del conto, spiegano ai clienti le ragioni della limitazione. Secondo quanto descritto nel decreto della presidenza del consiglio dei ministri dell’11 marzo, tutti i negozi di generi non di prima necessità sono costretti alla serrata forzata fino al 25 marzo. Da questa categoria restano esclusi gli ipermercati i quali, al loro interno, vendono anche pennarelliquaderni, cancelleria, giochi per bambini, libri, biancheria e prodotti per il giardinaggio. Materiale considerato “non di prima necessità”. Da qui, a quanto pare, l’interpretazione data al decreto della presidenza del consiglio dei ministri che, stando alle indiscrezioni delle ultime ore, troverebbe ragioni nella volontà di non fare concorrenza ai negozi costretti alla chiusura e limitare la permanenza dei clienti nel punto vendita.

Sulla questione si è espressa anche Confcommercio che, attraverso la sezione faq del proprio portale, sottolinea come: “I supermercati possono continuare a vendere tutti i prodotti presenti nell’attività di vendita. L’unica limitazione prevista è relativa alle giornate prefestive e festive in cui è possibile vendere solo generi alimentari, farmaci e parafarmaci”.

Schermata 2020-03-19 alle 14.53.39-2

Anche Federdistribuzione sottolinea che “le disposizioni emanate prevedrebbero che nei giorni prefestivi e festivi siano chiusi i negozi non food e quelli food siano aperti, ma limitando la vendita ai soli generi alimentare”. Una decisione che secondo l’associazione della grande distribuzione “crea un disservizio per il consumatore, che per gli acquisti che non ha potuto fare nel fine settimana si troverebbe costretto a tornare nel negozio nei giorni successivi”. Le attività che possono aprire, ad esempio quelle alimentari, precisa Federdistribuzione, devono poter essere esercitate in ogni giorno della settimana nella loro complessità, senza limitazioni merceologiche di sorta, proprio per evitare l’ingestibilità dei negozi in questo momento così difficile.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In merito è intervenuto poi anche Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad: “Capisco tutto, siamo in un momento particolare, ma proprio per questo aggiungere complicazioni e limitazioni crea confusione per i nostri dipendenti che sono già sotto pressione. E anche per i consumatori. Dobbiamo essere liberi di vendere tutto quello che è sui nostri scaffali perché non ci è sempre possibile creare confini tra le diverse categorie di prodotti dentro i punti vendita. La norma rischia di creare problemi di ordine pubblico, ho visto clienti arrabbiati perché non potevano acquistare un paio di mutande. Credo che la merce esposta debba poter essere venduta tutta. Senza contare che ogni regione e ognuno interpreta la norma a modo suo”.

Cibo e farmaci con tanti volontari impegnati: le consegne a domicilio

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Gatto morde la proprietaria e poi muore, era infetto da particolare Lyssavirus. E' il secondo caso al mondo

  • Le classifiche dalla serie C alla Terza categoria | 2019/2020

  • Gatto infetto da Lyssavirus, due ordinanze urgenti del sindaco. Sequestrati gli altri animali della famiglia

  • Calciomercato dilettanti, la tabella dei trasferimenti

  • "Gatto morto, tecnici in arrivo da Padova per analizzare le colonie di pipistrelli". Ad Arezzo il primo passaggio a un felino

  • Tre aretini positivi al Covid: c'è anche un bimbo di 1 anno. Un decesso al San Donato

Torna su
ArezzoNotizie è in caricamento