Migranti, l'11% in cura per problemi psicologici. Lavoro via per l'integrazione e sostegno alla persona

La quasi totalità delle persone che arrivano in Italia, dopo aver affrontato l'ormai tristemente celebre viaggio della speranza dal centro Africa verso le coste del Mediterraneo, sviluppano patologie psichiche. La più comune? Disturbo post...

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La quasi totalità delle persone che arrivano in Italia, dopo aver affrontato l'ormai tristemente celebre viaggio della speranza dal centro Africa verso le coste del Mediterraneo, sviluppano patologie psichiche.

La più comune?

Disturbo post traumatico da stress.

A confermare questa tendenza sono gli psichiatri della Asl aretina che, tra le altre attività, si occupano anche di incontrare richiedenti asilo, migranti e cittadini stranieri residenti stabilmente ad Arezzo.

I primi sono la fascia di popolazione e la categoria che maggiormente si trova a dover fronteggiare disturbi di questo tipo.

"Il loro percorso di vita - spiega Giampiero Cesari, psichiatra dell'azienda sanitaria - viene fortemente turbato dalle peripezie che devono affrontare per lasciare il proprio paese di provenienza. In Italia arrivano con un pesante bagaglio emotivo e delle difficoltà importanti. Non tutti accettano di mettersi a nudo davanti ad un dottore e affrontare queste problematiche. Chi lo fa però racconta le proprie difficoltà con lo scopo di liberarsene e cercare una via giusta per costruire la propria vita e integrarsi nella società dove è stato accolto". Depressione, apatia e in alcuni casi rifiuto dell'altro. Sono queste alcune delle conseguenze di condizioni di vita particolarmente distanti da quella che potrebbe essere la normalità quotidiana. Attualmente l'11/13% della popolazione straniera presente ad Arezzo e nelle sue valli ha richiesto aiuto alle strutture sanitarie per ricevere assistenza psichiatrica. Così per comprendere al meglio i problemi e i limiti di una corretta integrazione ecco che l'aspetto psicologico dell'accolto di coloro che subiscono gli arrivi diventa una chiave fondamentale per scoprire punti deboli e lacune da colmare.

"Uno degli aspetti fondamentali per una corretta e sana integrazione - prosegue Cesari - è trovare un giusto percorso per l'inserimento degli stranieri in percorsi lavorativi. Ovviamente in conformità alle leggi vigenti senza sfruttamento o altro. Non possiamo pensare che una persona non sviluppi difficoltà di alcun tipo se non ha un modo, uno scopo, con il quale impiegare il proprio tempo. Psicologicamente, se ci fermiamo a riflettere su questo punto, anche cittadini italiani se non impiegano la loro giornata possono incorrere in difficoltà di varia natura. Per uno straniero è la stessa cosa. Anche lavori socialmente utili sono un ottimo modo per fare integrazione e dare aiuto psicologico".

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Ma l'integrazione deve passare anche da una consapevolezza e desiderio personale.

"I miei genitori - spiega il dottore - avevano scelto di trasferirsi in Svizzera. Ricordo che hanno sempre fatto di tutto per rispettare il posto e la comunità che li aveva accolti. Questo deve valere anche per la nostra società". In copertina l'intervista completa a Giampiero Cesari, dirigente Dipartimento Salute Mentale della Asl Toscana Sud Est

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