Migranti e accoglienza, l’associazione Bangladesh: “Facciamo tutt’altro che business, venite a vedere”

Recentemente, in seguito all’acceso dibattito politico che si è generato sulla questione riguardante le attività di accoglienza per richiedenti asilo, i riflettori sono stati puntati anche sull’operato e sulle cifre dell’associazione presieduta da Anisuzzaman.

Claudia Failli
Claudia Failli
Invia per email  |  Stampa  |   12 agosto 2017 16:07  |  Pubblicato in Attualità, Arezzo


“Venite a farci visita. Saremo felici di farvi conoscere la nostra realtà, quello che facciamo e come lo lavoriamo”.

Le parole sono quelle di Tito Anisuzzaman, presidente dell’associazione Culturale del Bangladesh. Dal 2007 questa realtà è attiva nel tessuto sociale aretino e, come si legge nel proprio statuto, ha come finalità la promozione della cultura dell’integrazione.
Recentemente, in seguito all’acceso dibattito politico che si è generato sulla questione riguardante le attività di accoglienza per richiedenti asilo, i riflettori sono stati puntati anche sull’operato e sulle cifre dell’associazione presieduta da Anisuzzaman.

Le prime ad intervenire sul tema sono state Tiziana Nisini e Lucia Tanti, assessori del Comune di Arezzo che, in seguito ad alcune dichiarazioni rilasciate dal consigliere Francesco Romizi al Corriere di Arezzo e riguardanti la rete Sprar, hanno sottolineato come: “Può essere oggettivo e sereno nella valutazione della gestione e del conseguente business circa l’accoglienza chi di questa gestione è protagonista in prima persona? Si ricorda infatti che il consigliere Romizi legittimamente è, come si evince dal suo curriculum vite, responsabile delle relazioni esterne e rapporti con la pubblica amministrazione della associazione culturale del Bangladesh, la quale dai dati della Prefettura risulta essere aggiudicataria di 40 posti di accoglienza per un totale annuo di 509.540 euro: ciò potrebbe far pensare ad un conflitto di interessi almeno generale nell’affrontare una tematica che rappresenta il suo quotidiano impegno di lavoro”.

Da qui il dibattito, anche attraverso sui social, è arrivato a toccare l’associazione Bangladesh e il suo presidente il quale ha scritto un lungo commento per esprimere il proprio punto di vista sulla situazione.
Di seguito riportiamo le sue parole.

“Pochi giorni fa una persona scriveva su Facebook: “Un vaffanculo a Tito, presidente dell’Associazione del Bangladesh. Ieri sminuiva i fatti di cronaca su Saione, oggi prende quasi 510mila euro per gestire 40 migranti”

Non voglio entrare nel merito di quello che si dice sul mio conto: sono e saranno i fatti a parlare. Tuttavia, colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno avuto parole di apprezzamento nei miei confronti. E voglio ringraziare anche quelli che mi hanno offeso senza tenere in considerazione chi sono, da dove vengo e la mia storia. Penso che vivere in democrazia significhi avere la libertà di esprimere la propria opinione e per questo rispetto qualsiasi cosa si dica sul mio conto, piacevole e meno piacevole.
Voglio però fare una precisazione: l’Associazione Culturale del Bangladesh è nata nel 2007 e dalla sua fondazione non ha mai percepito un centesimo; successivamente, tutti i progetti, le manifestazioni culturali, gli orti cittadini, le mostre fotografiche, l’accoglienza ai rifugiati, le conferenze, gli spettacoli teatrali, i concerti, e chi più ne ha più ne metta, sono stati possibili perché mia moglie ed io abbiamo deciso congiuntamente di mettere a garanzia i nostri beni per poter accedere a fondi pubblici dedicati ad accoglienza e integrazione … fondi che potessero rendere tutto questo possibile! La democrazia è libertà di parola, ma l’opinione deve essere informata, cosciente e frutto di riflessione, e non dettata da rabbia e istinto.
Ad Arezzo, sono sempre stato apertamente contro l’illegalità e mi sono battuto per la trasparenza perché quello che facciamo è tutt’altro che un business, ma una missione di civiltà, spesso anche molto faticosa.
All’interno della nostra struttura lavorano e collaborano quasi 20 persone tra italiani e stranieri e ogni giorno, attraverso il nostro sportello aiutiamo molte persone in difficoltà, anch’esse sia italiane che straniere.
Per quanto riguarda l’accoglienza dei migranti, l’associazione affitta 6 appartamenti da proprietari italiani, paga affitti, utenze, abbonamenti per l’autobus, corsi di italiano, cibo, corsi di formazione professionali, vestiti, e molte altre cose, facendo ricadere di fatto la grande maggioranza dei soldi sul territorio aretino.
Sono momenti difficili per l’Italia e capisco che per accettare i cambiamenti ci vuole del tempo. So solo che, nel momento in cui sono stato chiamato a scegliere cosa fare della mia vita, ho deciso che una parte sarebbe stata dedicata alla creazione di una società migliore, più inclusiva e aperta. E durante il mio percorso non sono mancate nemmeno le critiche (anche quelle sul mio colore della pelle che da sempre mi fanno sorridere!). L’unica cosa che chiedo però è che le critiche siano costruttive e ragionate, e non impulsive e superficiali.
Chiunque voglia approfondire o conoscere meglio il lavoro che la nostra Associazione svolge sul territorio, è ben accetto a farci visita alla sede in Via Roma 18 a partire dal 28 agosto”.

 Claudia Failli 
Claudia FailliValdarnese di nascita e aretina di adozione. Cittadina del mondo grazie al web (cit.). Appassionata di fotografia, video e social network. Il mondo lo guardo da un oblò ma non mi annoio nemmeno un po'.
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