"Mia figlia disabile non può stare in classi affollate. Ma la scuola ha fatto una sezione da 27. E' pericoloso"

"Non ho capito perché in Italia si debba tradire la legge, per poi metterci sopra delle toppe. Non sarebbe più semplice seguire le regole?". Giorgio vive in Casentino ed è il padre di Leila, nome di fantasia, una bimba di 6 anni che il prossimo...

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"Non ho capito perché in Italia si debba tradire la legge, per poi metterci sopra delle toppe. Non sarebbe più semplice seguire le regole?". Giorgio vive in Casentino ed è il padre di Leila, nome di fantasia, una bimba di 6 anni che il prossimo settembre inizierà ad andare a scuola. Leila è affetta da acondroplasia, una forma di nanismo che colpisce una persona ogni 20mila. Per cui beneficia della Legge 104. E, per legge, non può stare in una classe con più di 20 alunni (con deroga per due).

Mia figlia - spiega Giorgio che assieme alla moglie Anke sta combattendo una battaglia per far valere il diritto di Leila - non è soltanto più piccolina rispetto agli altri bambini, ma ha anche anche una serie di complicazioni legate alla patologia di cui soffre, che non sono immediatamente percepibili. Convive con una lesione del midollo, ha la spina fragile, i polmoni deboli. I bambini, quando stanno insieme, si spintonano, cascano. Per lei le conseguenze di un capitombolo potrebbero essere ben più gravi rispetto a quelle di un altro bimbo. Non ha bisogno di una persona che l'aiuti nell'apprendimento, ma di una persona che sia attenta e vigile. E in una classe affollata il rischio di perdere di vista Leila aumenta.

Giorgio e Anke hanno iscritto la bambina a scuola lo scorso febbraio e a settembre se la ritroveranno in un'aula della scuola elementare di Pratovecchio con 27 bambini. E' la sezione del tempo pieno della prossima prima classe. Ce ne sarà un'altra, quella del tempo corto, con 24 bambini.

Quando le sezioni sono state formate, non si è tenuto conto delle esigenze di Leila. Ora rischiamo di pagarne le conseguenze. La dirigente scolastica, dopo l'errore, ci sta mettendo buona volontà per trovare una soluzione. Si è anche pensato di mettere una persona che possa vigilare su Leila durante tutto l'orario scolastico, ma non è questa la soluzione. Perché in questo modo sì, che la bimba si sentirebbe emarginata rispetto agli altri bambini. Già deve entrare 5 minuti più tardi e uscire 5 minuti prima rispetto agli altri per evitare affollamento e relativi pericoli all'ingresso.

La famiglia ha così deciso di mettere un avvocato, Silvia Bondi di Livorno, per far valere le proprie ragioni.

C'è anche una sentenza del Tar - chiude Giorgio - che impone l'applicazione di questa norma. Se dovessimo essere ascoltati sono pronto a rivolgermi al Tar. Diversamente riterrò responsabile la scuola per qualunque cosa dovesse accadere alla bimba non soltanto in prima classe, ma in tutti gli anni fino alla quinta, perché grossomodo la sezione rimarrà sovraffollata rispetto alle sue esigenze per tutto il ciclo delle elementari.

@MattiaCialini

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