Lionel e il limbo del decreto sicurezza: "Migliaia come me". Lavoro e formazione, poi il rischio di tornare in un Cas

Dal Ghana ad Arezzo, passando per il deserto, la Libia e il Mediterraneo, con la speranza di una nuova vita. "Da anni lavoro, ma rischio di non veder rinnovato il permesso"

Da mesi vive nel limbo. Alle spalle ha un viaggio terribile dal cuore dell'Africa all'Italia. Nel suo presente ha un lavoro che deve essere rinnovato di sei mesi in sei mesi. Il futuro però per Lionel, 24enne originario del Ghana, è un salto nel buio. 

Lionel infatti è uno delle migliaia di migranti richiedenti asilo che da anni vive in Italia e che ha fatto un lungo percorso per integrarsi. Adesso però rischia di dover fare tanti passi indietro. Ha toccato con mano cosa vuol dire integrarsi ma rischia di ritornare nelle maglie della prima accoglienza. Con il decreto sicurezza, infatti, ai richiedenti asilo viene negato l’accesso allo Sprar - ovvero il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che oggi si chiama Siproimi, e che è gestito in collaborazione con gli enti locali - ma è resa obbligatoria la permanenza nei Centri di accoglienza straordinaria - i cosiddetti Cas - che sono in capo alle Prefetture. Il risultato è una sorta di paradossale gioco dell'oca: Lionel, e molti come lui, rischia di dover ripartire dal via. 

Nel frattempo, il giovane che vive vicino a Ponticino, non si arrende. Ogni giorno va al lavoro, in un'azienda agricola del Valdarno. "A piedi, ogni mattina, perché è in campagna e a me piace camminare". Un impiego che ha trovato da solo, bussando di porta in porta e offrendo braccia e cuore - ma anche tante competenze acquisite dal suo arrivo ad Arezzo - per svolgere qualche mansione. Da due anni si vede regolarmente rinnovare permesso di soggiorno e contratto di lavoro. 

Al di là del mare: storie di migranti che ad Arezzo hanno ritrovato la speranza

Il suo percorso è partito da lontano, lontanissimo: quasi settemila chilometri a sud, nell'Africa occidentale. Era il 2015 quando è partito dal Ghana. Vicende politiche, problemi economici, tragedie, lo hanno spinto a prendere la decisione. E' passato dal Togo, dove si è fermato un anno, poi è andato in Benin e in Niger. Con altri venti giovani è rimasto 'per giorni ad Agadez, la porta del deserto e punto di partenza della rotta del Mediterraneo. 

"Poi la Libia - racconta - dove sono rimasto imprigionato per due settimane. Io sono stato fortunato, perché ci sono persone lì che sono rimaste anche due mesi. E' un luogo che fa paura".

E poi nel barcone fino a Lampedusa.

"Non avevo idea di come fosse l'Italia, del modo di vivere e di tutto quello che avrei potuto trovare o non trovare", racconta. 

L'arrivo ad Arezzo è stato anche l'inizio di una nuova vita. 

"Ho studiato - racconta - ho fatto tanti corsi: ho conseguito la licenza media, ho seguito corsi per panificatori, Hccp, pronto soccorso, informatica livello base, ho imparato a guidare il muletto e ho potare gli olivi. Ho anche fatto un corso molto bello di apicoltura per l'azienda dove lavoro". 

L'incognita adesso, per lui e per molti altri come lui, è rappresentata dal futuro. Chi lo ha accolto cercherà di aiutarlo in ogni modo. Perché la sua casa adesso è qui. 

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