L’Esercito a Saione, molto più di un’ipotesi. Rischi, polemiche e costi dietro un passo enorme

L’Esercito ad Arezzo, a Saione in particolare, non è una semplice ipotesi. Dopo l’interrogazione in Consiglio di Chierici, le indicazioni dell’assessore alla sicurezza Barbara Magi sono chiare. E condivise dal sindaco Ghinelli, che ha annunciato la richiesta dell’arrivo di militari al neo prefetto Palombi. Il questore Failla, nonostante l’Esercito venga invocato per una funzione di pattugliamento che è propria dei corpi di Polizia, ha detto: “Più siamo, meglio è”.

Mattia Cialini
Mattia Cialini
Invia per email  |  Stampa  |   11 ottobre 2018 7:49  |  Pubblicato in Attualità, Arezzo


L’Esercito ad Arezzo, a Saione in particolare, non è una semplice ipotesi. Dopo l’interrogazione in Consiglio di Chierici, le indicazioni dell’assessore alla sicurezza Barbara Magi sono chiare. E condivise dal sindaco Ghinelli, che ha annunciato la richiesta dell’arrivo di militari al neo prefetto Palombi. Il questore Failla, nonostante l’Esercito venga invocato per una funzione di pattugliamento che è propria dei corpi di Polizia, ha detto: “Più siamo, meglio è”. All’interno della maggioranza in consiglio comunale esce dal coro Angelo Rossi, secondo cui la militarizzazione di Saione sarebbe l’ultimo colpo all’immagine di un quartiere associato spesso a degrado e pericolo. E non è difficile immaginare che la vista di militari armati di mitra in strada potrebbe generare ansia nella popolazione. Negli ultimi giorni lo stesso consigliere ha ribadito il concetto, commentando la serie di arresti operata dai carabinieri e denominata Nigerian Connection: “Questo è quello che serve: più carabinieri, più polizia, più forze dell’ordine, più attività investigativa. Non l’Esercito”. Ma aldilà di personali convinzioni e idee (tra cui il fatto che sfumare il confine dei compiti tra Polizia ed Esercito non è un buon segno per le democrazie), ci sono dati sull’efficacia ed efficienza dell’Esercito nelle città? Ci sono controindicazioni?

L’Esercito Italiano ha iniziato il progetto Strade Sicure esattamente 10 anni fa, nel 2008, con Ignazio La Russa ministro della Difesa. L’iniziativa riguarda oggi 38 città (in Toscana ci sono Firenze, Pisa, Prato, Siena, Lucca, Livorno, Pontedera e Cascina) e mira al contrasto della criminalità e alla protezione di obiettivi sensibili come aeroporti, stazioni e consolati, in appoggio alla Polizia. Partita come operazione straordinaria, è però diventata strutturale. Rifinanziata dai Governi successivi, è attiva tutt’ora e lo sarà almeno fino alla fine del 2019.

Ci sono ricerche, condotte anche all’estero, sull’impatto della presenza di forze armate nelle città. Secondo questi studi, ripresi dal Sole 24 Ore, l’Esercito avrebbe sì funzione di deterrente ove presente (meno crimini registrati), ma non ci sarebbero impatti significativi a distanza anche di un solo isolato di distanza. Non solo, la presenza dell’Esercito porterebbe i residenti ad avere sfiducia nei confronti delle forze dell’ordine locali. E pure i criminali si sentirebbero meno minacciati dai poliziotti. In ogni caso, non ci sono prove di diretta relazione tra l’aumento della militarizzazione e la riduzione complessiva della criminalità.

Senza entrare nel merito delle condizioni di lavoro e stress dei soldati della leva volontaria (e dei recenti casi di suicidi), va inoltre sottolineato come l’impiego dell’Esercito per un compito che per vocazione non gli spetta (in tempo di pace, infatti devono “concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e al bene della collettività nazionale nei casi di pubbliche calamità”) ha già generato malcontento da parte dei soldati stessi.

E non è affatto un caso che una delle voci più autorevoli levatasi per dire no all’Esercito sul territorio sia quella del sindacato di polizia Siulp:

L’impiego dei militari sarebbe come se, in presenza di una emergenza in sala operatoria, anziché ai chirurghi, ci si affidasse agli infermieri, per quanto specializzati.

Peraltro i militari, per quanto armati di tutto punto, non possono nemmeno operare un arresto. Dopo aver fermato un delinquente, infatti, devono attendere l’arrivo dei poliziotti o dei carabinieri per ammanettarlo. Il punto è: non basterebbero questi ultimi a far tutto il lavoro? Per valutare quindi l’efficienza di Strade Sicure, bisogna tener presente anche dei costi che 7mila soldati di pattuglia nelle città italiane determinano per il Paese.

Foto tratta dalla fapage facebook dell’Esercito Italiano

L’intervento del consigliere Angelo Rossi

@MattiaCialini

 Mattia Cialini 
Mattia CialiniNato nel 1983, lacustre trapiantato in Toscana. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Laureato in comunicazione di massa all'Università di Siena. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002. Sommelier Ais
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