L’Australia ucciderà 2 milioni di gatti. Il ricercatore aretino: “Progetto interessante, vi spiego perché”

Due milioni gatti in Australia verranno uccisi. Provvedimento estremo, annunciato qualche giorno fa dal governo federale dell’isola (qui l’articolo del Guardian), che ha choccato i più, non solo gli attivisti per i diritti degli animali. La notizia, diventata virale sui social, ha innescato condanne a valanga, ma non ha scomposto più di tanto Mattia Menchetti. […]

Mattia Cialini
Mattia Cialini
Invia per email  |  Stampa  |   4 agosto 2015 15:58  |  Pubblicato in Attualità


Due milioni gatti in Australia verranno uccisi. Provvedimento estremo, annunciato qualche giorno fa dal governo federale dell’isola (qui l’articolo del Guardian), che ha choccato i più, non solo gli attivisti per i diritti degli animali. La notizia, diventata virale sui social, ha innescato condanne a valanga, ma non ha scomposto più di tanto Mattia Menchetti.

Quokka-wikipediaAretino, 25 anni, laureato in Scienze Biologiche all’Università di Firenze e giovane ricercatore (con all’attivo più di 20 pubblicazioni tra riviste scientifiche nazionali e internazionali e la prestigiosa menzione del sito di Science), è co-autore di uno studio sulla pericolosità dei gatti, portato avanti assieme ad altri ricercatori, Emiliano Mori e Leonardo Ancillotto. “Il gatto domestico Felis silvestris catus è inserito nella lista fra le cento peggiori specie invasive, ha contribuito all’estinzione di almeno 33 specie. In Australia ha portato alla scomparsa di 28 mammiferi e 120 specie native sono fortemente minacciate: tra queste il Quokka (foto a lato tratta da wikimedia commonsBrian W. Schaller), il Bilby, il Numbat”, spiega Menchetti.

gatto-ratto-mortoSulle predazioni feline, Mattia ha raccolto e catalogato migliaia di segnalazioni su tutto il territorio nazionale, un lavoro monumentale e certosino, fotografando una realtà semi-sconosciuta ma inquietante. Tra le vittime dei gatti domestici: piccoli mammiferi, uccelli, rettili. Alcune particolarmente a rischio di estinzione. Il materiale è stato riassunto e pubblicato anche dalla rivista Oasis.

Il problema australiano è però un caso estremo. “In Australia – prosegue Mattia – sono stimati 20 milioni di gatti rinsevatichiti. Cioè ferali, non randagi, né domestici, che orbitano attorno ai centri abitati. Due milioni verranno uccisi da qui al 2020 e verrà usato un veleno che si chiama Curiosity®. Verranno usate esche, salsicce che contengono una pastiglia avvelenata. Si tratta di una soluzione ad hoc: i gatti, che non hanno i molari, ingoiano il boccone; gli altri animali masticano, avvertono il veleno e sputano”.

Quando si tratta di contenere cinghiali e nutrie, non si crea scalpore. Se qualche nutria muore, per i più, non c’è differenza: non fa le fusa, non si struscia sulle gambe ed è pure considerata rivoltante. La grande differenza dei gatti è il legame affettivo con l’uomo. Ma lo sguardo del biologo va oltre.

Menchetti-Mattia“Quello australiano – è il punto di vista del ricercatore -, è un progetto interessante, d’avanguardia. E’ una mossa molto forte, mediaticamente. Ed è auspicabile che venga replicato altrove, ove necessario. Le isole hanno degli ecosistemi fragilissimi. In Australia, il gatto è specie aliena, importata. E per questo ha determinato un’alterazione dell’ecosistema: le successive estinzioni di piccoli animali portano ad altre mutazioni. Spesso la gravità delle conseguenze non è nemmeno ponderabile”.

gatto-merlo-mortoE in Italia? “E’ ancora da valutare l’impatto dei gatti sul suolo nazionale – chiude Mattia -, perché è difficile farlo sul continente. Con il nostro lavoro abbiamo raccolto dati di numerose predazioni. Non si riesce a valutare l’impatto complessivo delle predazioni feline, si riesce però ad osservare una parte del fenomeno. Che è molto pericoloso, quasi sempre non percepito o sottostimato dalla popolazione. Mi auguro che si riesca a far passi in avanti, che tutte le persone comprendano le ragioni dei ricercatori e che quest’ultimi si avvicinino a chi non è del settore”.

In copertina foto Luca Cavigioli

@MattiaCialini

 Mattia Cialini 
Mattia CialiniNato nel 1983, lacustre trapiantato in Toscana. Vivo ad Arezzo, mi sento a casa anche al Trasimeno e in Maremma. Laureato in comunicazione di massa all'Università di Siena. Amo scrivere, ho la fortuna di farlo per mestiere dal 2002. Sommelier Ais
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