Intanto avanti con le operazioni di polizia a Saione e in tutta la città: sono graditissime

Ancora risuonano nell’aria gli ululati di gioia e di gratitudine con i quali i residenti hanno, come sempre, accolto la recente operazione delle Forze dell’ordine a Saione. Operazione con la quale è stato passato al pettine fitto per droga un noto bar. Ma anche volendo prescindere dal caso concreto le cui singole responsabilità saranno sviscerate dalla Procura della Repubblica e poi giudicate dal Tribunale – organi ai quali ci affidiamo come sempre con totale fiducia – non meraviglia che i pizzicati sul fatto con l’accusa di commerciare in droga siano africani.

Roberto Maruffi
Roberto Maruffi
Invia per email  |  Stampa  |   8 maggio 2018 10:35  |  Pubblicato in Attualità, Arezzo


Ancora risuonano nell’aria gli ululati di gioia e di gratitudine con i quali i residenti hanno, come sempre, accolto la recente operazione delle Forze dell’ordine a Saione. Operazione con la quale è stato passato al pettine fitto per droga un noto bar. Ma anche volendo prescindere dal caso concreto le cui singole responsabilità saranno sviscerate dalla Procura della Repubblica e poi giudicate dal Tribunale – organi ai quali ci affidiamo come sempre con totale fiducia – non meraviglia che i pizzicati sul fatto con l’accusa di commerciare in droga siano africani. Non meraviglia perché, se le cronache locali ci dicono il vero, ormai il mercato della droga nella nostra città sarebbe appannaggio di bande di africani di varie nazionalità. Uno scenario da incubo che però, trastullandosi con le solite banalità, non sembra poi destare il necessario allarme nelle élite locali. Mentre invece ne desta, e parecchio, nelle famiglie, naturalmente. D’altra parte cosa ci dobbiamo aspettare: stime correnti parlano di oltre mezzo milione di clandestini che si aggirano nel nostro Paese, ma c’è chi propone cifre molto superiori, costretti, anche non volendo, a vivere di espedienti nella migliore delle ipotesi. Ma in ultima analisi a questo punto non è poi così dirimente sapere se il singolo malfattore è un soggetto più o meno regolare in termini di documenti di soggiorno nel nostro Paese, o più o meno in attesa di qualche permesso per i più disparati motivi evidentemente concessi negli ultimi anni con manica larga. Ormai è conclamata una vasta area di malaffare che si annida intorno ad una parte significativa dell’immigrazione di tutti i tipi. Come anche le cronache nazionali ci confermano quotidianamente. Anzi sarebbe ancora più irritante sapere che si tratta di persone con il diritto legale, o presunto tale, di restare nel nostro Paese non si sa a fare cosa. E per malaffare non intendiamo, repetita iuvant, le scemate burocratiche che tormentano le famiglie e le piccole attività, ma bensì spaccio di droga, furti e rapine. E resta da chiarire, rapido inciso, come mai il tollerantismo ed il buonismo profuso a piene mani nei confronti della delinquenza internazionale non è mai stato impiegato nei confronti delle famiglie e delle piccole attività. E poi non dobbiamo dimenticarci della prostituzione, tanto è vero che sarebbe curioso sapere a quale titolo le prostitute di colore e non di colore, che vediamo attorno alla città sul far della sera a portare avanti il loro antichissimo mestiere, sono nel territorio nazionale. Insomma la disastrosa e molliccia gestione, per così dire, del problema dell’immigrazione portata avanti per anni ed anni all’insegna – contro ogni evidenza – del tutto va bene ha creato una situazione insostenibile. E questo nonostante l’impegno delle Forze dell’ordine e, diamo atto volentieri, di serie strutture che si occupano di accoglienza. Ed anche il meritorio cambiamento di passo del Ministero degli interni che si è visto – e apprezzato – nell’ultimo anno non poteva risolvere in un batter d’occhio la situazione. Ormai è chiaro che tanto a livello locale quanto, e soprattutto, a livello nazionale deve essere cambiato tutto il meccanismo. Prima di tutto denunciando senza tanti complimenti i rovinosi trattati europei, Dublino in primis che tanto ormai è soltanto una tragica barzelletta che si applica solo quando danneggia noi e i greci, per ripartire da capo riappropriandoci prima di tutto dei confini nazionali – dei nostri confini nazionali – come avviene in tutto il mondo. Perché in tutto il mondo è lo Stato ad avere il diritto, e soprattutto il dovere, di decidere chi entra all’interno dei confini nazionali. E deve essere chiaro che l’essere stati riconosciuti profughi et similia non da nessun diritto: chi sgarra deve tornare a casa propria, volente o nolente. Quindi a questo punto non resta che augurarsi che il prossimo governo prenda in mano la partita con la necessaria risolutezza. Così non possiamo, e non dobbiamo, proseguire. Questa è una strada che ammazza il Paese.

 Roberto Maruffi 
Roberto MaruffiCommercialista.
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